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La Carta del rischio del patrimonio culturale: normalizzazione delle tipologie degli edifici nella banca dati del Sistema informativo territoriale

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La Carta del rischio del patrimonio culturale: normalizzazione delle tipologie degli edifici nella banca dati del Sistema informativo territoriale
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  rabilità dei beni culturali. L’accesso al sistema è controllato da vari profi-li di gestione e di operatività: esiste un primo livel-lo che permette al generico utente collegato in retedi consultare la cartografia e le schede, senza peròvisualizzare dati sensibili, come ad esempio idecreti di vincolo dei beni architettonici e archeo-logici. Un secondo livello permette invece a opera-tori autorizzati la creazione di nuove schede ana-grafiche e la georeferenziazione dei beni; un terzolivello permette di imputare le schede relative allavulnerabilità dello stato di conservazione, o delleschede vincolo culturale o di vulnerabilità sismica.Infine esiste un livello superiore (amministratore)che ha la gestione di tutta la banca dati. Questatipologia di accessi alla banca dati permette agliutenti di accostarsi con finalità differenti ai proble- 69 LACARTADELRISCHIO DELPATRIMONIO CULTURALE: NORMALIZZAZIONE ... CONTRIBUTI I L SISTEMA  WEB GIS DELLA  C ARTA DELRISCHIO I l Sistema Informativo Territoriale della Cartadel Rischio (SIT CdR) è lo strumento che, attraver-so la schedatura conservativa dei beni culturali,permette di soddisfare una esigenza fondamentaleper la conservazione del patrimonio culturale:valutare il rischio a cui sono esposti i beni in rap-porto al loro stato di conservazione e alle caratteri-stiche del territorio cui i beni appartengono.In tal senso la Carta del rischio è il prodottodinamico del Sistema informativo territoriale, che –attraverso rappresentazioni cartografiche tematicheaggiornabili – permette di conoscere la distribuzio-ne territoriale dei beni, nonché di calcolare l’inten-sità del rischio di perdita a cui è soggetto ogni beneappartenente al patrimonio culturale italiano.IlSIT CdR è oggi consultabilein Internet(www.cartadelrischio.it) tramite un web gis realiz-zato dall’Istituto Superiore per la Conservazioneed il Restauro allo scopo di rendere fruibile in retela banca dati della Carta del rischio. Il softwaresviluppato è, in concreto, la cosiddetta ‘interfacciautente  friendly ’ che permette anche alle personenon esperte di informatica di mettersi in comuni-cazione con il mondo digitale del calcolatore, chenel caso specifico raccoglie e organizza i dati cheinteressano lo stato di conservazione del patrimo-nio storico artistico, architettonico e archeologiconel territorio nazionale. Utilizzando il sito è possi- bile gestire direttamente le attività di ricerca e pro-grammazione sui dati memorizzati relativamentealle particolarità del territorio italiano e alla vulne- La Carta del rischio del patrimonio cul-turale: normalizzazione delle tipologiedegli edifici nella banca dati del Sistemainformativo territoriale 1 Carla BartolomucciCarlo Cacace Fig. 1 Sito web Carta del rischio:rappresentazione della classificazione sismicacomunale del territorio italiano. 03-Bartolomucci 9-02-2009 12:19 Pagina 69  mi della conservazione, del restauro e della tuteladei beni culturali, e a seconda delle tipologie diautorizzazione accedere facilmente ai dati ed alleinformazioni che il SIT CdR è in grado di fornire.In particolare scorrendo l’indice delle variefunzioni di consultazione si ha una sintesi delmondo che tale interfaccia permette di conoscere acominciare dalla banca dati cartografica che indicail contesto territoriale in cui sono collocati i beni equindi le caratteristiche geografiche dei siti, non-ché la natura delle sollecitazioni fisico ambientalicui beni sono sottoposti.Ad esempio, è possibile visualizzare la carto-grafia relativa alla pericolosità sismica (fig. 1),oppure ricercare beni in una determinata zona tra-mite la funzione di ‘zoom’ e visualizzare i beni geo-riferiti sulla mappa o su una foto satellitare (fig. 2).I beni possono essere ricercati anche attraversofunzioni specifiche di interrogazione della bancadati, per esempio tramite il campo ‘denominazio-ne’ o ‘tipologia’ fino a individuare il bene (es.Pantheon, fig. 3) e la sua scheda anagrafica.Il patrimonio presente nella banca dati com-prende beni architettonici, beni archeologici e con-tenitori di beni culturali (musei); mentre gli indi-catori di Pericolosità Territoriale, quelli che posso-no arrecare danno, sono distinti in tre domini fon-damentale:1) Pericolosità Ambientale-aria:- Indice di Erosione,- Indice di Annerimento;2) Pericolosità Antropica:- Indice di Pericolosità per Spopolamento,- Indice di Pericolosità per Concentrazione dei beni,- Indice di Pericolosità per Pressione Turistica,- Indice di Sintesi di Pericolosità Antropica;3) Pericolosità Statico-strutturale:- Indice di Pericolosità per Vulcani,- Indice di Pericolosità per Valanghe,- Indice Pericolosità per Frane,- Indice di Pericolosità Sismica,- Indice di Pericolosità per Modifica dei Litorali,- Indice di Pericolosità per Esondazione (ServizioGeologico Nazionale),- Indice di Sintesi di Pericolosità Statico-Strutturale.La distribuzione territoriale dei beni, insiemeai dati relativi allo stato di conservazione(Vulnerabilità) permette di definire l’indice dirischio a cui sono esposti i beni schedati (fig. 4). Un primo repertorio di beni censiti sul territo-rio italiano fu effettuato schedando, tra il 1990 e il1993, i beni descritti nelle guide Tourig ClubItaliano e Laterza, allo scopo di avere una primadistribuzione del patrimonio a livello comunale.Allo stesso tempo furono messe a punto le schededi rilevamento dello stato di conservazione dei beni architettonici e archeologici, che introduceva-no anche il concetto di georeferenziazione dei beni, per avere la conoscenza esatta della loro loca-lizzazione territoriale. In seguito sono state realiz-zate diverse tipologie di schede, a seconda dellespecifiche necessità operative. Oggi nella bancadati sono presenti: - la scheda anagrafica, che identifica univocamen- Fig. 2 Sito web Carta del rischio:visualizzazione su ortofotodei beni georiferiti in una zona del centro storico di Roma. 70 BOLLETTINO ICR • NUOVASERIE • N. 16 • 2008 2 03-Bartolomucci 9-02-2009 12:19 Pagina 70  Fig. 3 Sito web Carta del rischio:scheda anagrafica delPantheon. te il bene e a cui sono riferite tutte le altre schede; - la scheda di vincolo, che ne definisce i decretilegislativi di tutela;- la scheda di vulnerabilità, che ne definisce lostato di conservazione del bene immobile; - la scheda terremoto, che ha catalogato i benidopo l’evento sismico accaduto nel 1997 traUmbria e Marche; - la scheda di vulnerabilità sismica, attualmente invia di definizione; - le schede storiche, in riferimento alla bibliografiadelle guide Touring Club Italiano e Laterza.Risulta evidente, a questo punto, come la sche-da anagrafica sia fondamentale per l’individuazio-ne univoca del bene e della gestione di tutte le rela-tive informazioni, viste le molteplici potenzialitàdel sistema, che consente di osservare il monu-mento secondo le specifiche necessità di studio delfruitore. Ne consegue che è possibile definiremoduli schedografici che descrivano il bene secon-do esigenze specifiche; tuttavia, per l’omogeneità el’organicità della banca dati del sistema informati-vo territoriale è indispensabile che sia salvaguar-data l’unicità della scheda ‘anagrafica identificati-va’ e che, in particolare, la tipologia descrittiva del bene sia definita in modo chiaro, evitando sinoni-mi e ambiguità.Allo stato attuale, dopo tutte le attività che inquesti anni hanno portato a censire e georiferiresul territorio italiano 96.700 beni, si è resa necessa-ria una riflessione per stabilire un lessico univocoper la definizione della tipologia del bene. Infatti,dalla consultazione della banca dati sono state evi-denziate alcune criticità relative in particolareall’individuazione della tipologia architettonicadei beni. Accade che, sia in fase di ricerca di un bene schedato, sia in fase di immissione di nuovisoggetti nella banca dati, si rilevino ambiguità les-sicali e difficoltà di interpretazione, derivanti dal-l’immissione di dati provenienti da fonti bibliogra-fiche relative a contesti geografici e culturali diver-sificati, che possono compromettere e vanificarel’utilità della banca dati stessa. Allo stato attualeesiste, dunque, il rischio di duplicazioni di beni(schedare più volte lo stesso bene con nomi diver-si) o di mancato rinvenimento di beni schedati(poiché il sistema di ricerca deve basarsi su unaserie ben definita di ‘parole-chiave’).Sulla base di tali riscontri, in questo lavoro èstato affrontata l’ottimizzazione lessicale dellevarie tipologie presenti in banca dati attraverso l’e-same approfondito delle relazioni che legano i beni alle varie schede presenti e la necessità didefinire una tipologia che identifichi il bene inmodo univoco, senza vincolarlo necessariamente auna particolare fase di schedatura (es. tipologiastrutturale nella scheda sismica, ecc.). Dopo unnecessario studio bibliografico preliminare sultema delle tipologie, si è riorganizzato il lessicodelle tipologie dei beni architettonici. Questo stu-dio sarà la base di partenza che l’ISCR proporràper l’attuazione di un progetto che vedrà la bancadati del SIT CdR interagire con il SistemaInformativo Generale del Catalogo (SIGEC)del’ICCD.In questi anni il sistema informativo territoria- 71 LACARTADELRISCHIO DELPATRIMONIO CULTURALE: NORMALIZZAZIONE ... 3 03-Bartolomucci 9-02-2009 12:20 Pagina 71  le dell’ISCR, pur seguendo le linee teoriche di cata-logazione fornite dall’ICCD, ha operato in autono-mia nella generazione dell’anagrafica dei beniimmobili, in quanto il catalogo, all’inizio dellacreazione della banca dati della Carta del rischio,non disponeva di un censimento elevato di beniimmobili. Infatti, l’attività principale della scheda-tura inventariale del catalogo si è, in primo luogo,giustamente concentrata sulle opere mobili ai finidi un censimento fondamentale per la conoscenzadell’opera e per la sicurezza. Per i beni immobiliinvece il SIT CdR ha prodotto un censimento diquasi 100.000 beni georiferiti che confluirannonella banca dati del SIGEC per l’attribuzione delcodice univoco di catalogo che verrà importatoanche sul sistema Carta del rischio. Tale progettoprevede la completa interoperabilità tra i duesistemi informativi demandando così all’ICCD latitolarità della generazione dell’anagrafica di un bene immobile con l’attribuzione del codice uni-voco di catalogo; in questa maniera il bene censitoin uno qualsiasi dei due sistemi territoriali, inmaniera trasparente all’operatore, seguirà il trac-ciato normativo dell’ICCD. (C.C.) L A DEFINIZIONE DEL  ‘ TIPO ’ NELLA SCHEDAANAGRAFICA DELLA  C ARTA DEL RISCHIO Prima di affrontare il problema della definizio-ne della tipologia nella banca dati della Carta delrischio, è opportuna una breve riflessione prelimi-nare su cosa si intenda per ‘tipo’ e ‘tipologia’.Per ‘tipo’ (dal greco τυοζ = impronta, carattere,modello) si intende un insieme di cose aventicaratteristiche comuni che li distinguono da altre;per esempio un insieme di manufatti che possonoessere coerentemente raggruppati tra loro sulla base di caratteristiche morfologiche, funzionali,tecniche. La ‘tipologia’ è perciò lo studio di un‘sistema di tipi’, cioè qualsiasi teoria che suddivi-da una molteplicità di oggetti in gruppi caratteriz-zati dall’appartenenza a determinati ‘tipi’. Il concetto di tipologia trova applicazione negliambiti più diversi, ovunque sia necessario crearedei repertori nell’ambito di una complessità difenomeni; pur comportando «una certa implicitaantinomia tra tipologia ed invenzione artistica» 1 lanozione di tipo si può applicare anche ai fenomeniartistici 2 . In quest’ultimo caso il raggruppamentotipologico non ha la finalità della valutazione arti-stica, né della definizione storica: possono rientra-re nella medesima classe tipologica (es. chiese)opere di grande pregio e comuni manufatti, a pre-scindere dal tempo e dal luogo in cui siano statirealizzati. È bene precisare, inoltre, che il criteriotipologico non conduce a risultati definitivi, siaperché la catalogazione può basarsi su temi diver-si (strutture, funzioni, schemi formali o planime-trici, ecc.), sia perché sono sempre possibili ulte-riori suddivisioni all’interno delle diverse classi,ed è quindi necessario stabilire il ‘livello di tipicità’al quale riferirsi 3 .Nello studio dell’architettura il concetto di tipoha avuto larga diffusione, dalla trattatistica classi-ca alla manualistica tecnica; in particolare lo studiodei ‘caratteri tipologici’ ha trovato particolareapplicazione all’edilizia residenziale di base e allesue diverse modalità di aggregazione, dalla cellu- Fig. 4 Sito web Carta del rischio:sovrapposizione dei benigeoriferiti sulla rappresen-tazione cartografica dellaclassificazione sismica deicomuni. 72 BOLLETTINO ICR • NUOVASERIE • N. 16 • 2008 4 03-Bartolomucci 9-02-2009 12:20 Pagina 72  la individuale fino ai tessuti urbani e agli insedia-menti nel territorio. In quest’ottica il tipo ha assun-to una particolare connotazione di strumento dilettura del tessuto urbano in quanto «organismoedilizio a priori» 4 , ovvero «quel progetto non dise-gnato né scritto, ma ‘pensato’ come sistema dinozioni integrate, che ha in mente chi si accinge acostruire» 5 . In questa sede, tuttavia, si prescinde da taliconsiderazioni e si fa diretto riferimento al signifi-cato srcinario del termine, per cui nella schedatu-ra della Carta del rischio si intende per ‘tipologia’la classificazione per tipi, ovvero per grandi cate-gorie; scopo della tipologia è, infatti, quello dicodificare, ordinando attraverso schemi semplifi-catori, una serie di elementi apparentemente noncollegati tra loro. Nella Carta del rischio il termine ‘tipo’ vieneusato, dunque, per intendere gruppi di edificiaventi caratteristiche comuni; a seconda delle spe-cifiche necessità di schedatura le tipologie possonoessere ‘funzionali’ o ‘morfologiche’. In particolare, nel caso della definizione ana-grafica del bene, una prima schematizzazioneviene compiuta individuando le tre categorie di‘beni archeologici’, ‘beni architettonici’ e ‘conteni-tori di beni’; successivamente, tutti gli edificiall’interno delle suddette categorie vengono sud-divisi per ‘tipologia’ in base a una determinatafunzione (religiosa, civile, militare, ecc.). In altri casi invece, per esempio negliapprofondimenti relativi alla vulnerabilità sismi-ca, le tipologie possono essere definite in base acriteri diversi quali l’impianto strutturale, lemodalità esecutive, le caratteristiche costruttive edei materiali ecc. Dal punto di vista dell’identificazione anagra-fica del bene, dunque, l’individuazione della tipo-logia si basa su definizioni di carattere funzionale. Le norme di compilazione definiscono ilcampo tipo come destinato all’identificazione«della tipologia architettonica alla quale può esse-re riferito il bene catalogato. L’indicazione saràriferita alla tipologia srcinaria del bene, con riferi-mento alla configurazione attuale , prescindendo,quindi, da eventuali preesistenze e da utilizzazio-ni di carattere contingente» (norme scheda Adivulnerabilità, p. 8). Tale definizione, piuttostoastratta, non fornisce ulteriori specificazioniriguardo al concetto di ‘tipologia architettonica’,tuttavia viene allegato un «lessico per le tipologiedei monumenti architettonici» (appendice E, pp.73-81). Nelle norme suddette viene precisato chetale lessico «strutturato su due differenti livelli, èstato elaborato accorpando le varie definizioni in base a considerazioni di ordine funzionale e/otipologico. Il primo livello contiene i termini dainserire nel campo in oggetto, mentre il secondolivello, oltre a rappresentare una guida per lo sche-datore, è da considerarsi come vocabolario apertoper le informazioni da inserire nel successivocampo ‘qualificazione’».Dall’osservazione delle tipologie architettoni-che presenti nel lessico, allo stato attuale si posso-no evidenziare alcune criticità, di seguito elencateper punti:- i termini sono forniti in lungo elenco ordinatoalfabeticamente (490 voci) senza alcuna organizza-zione per gruppi omogenei; appare essenziale,invece, sia per agevolare l’individuazione del tipo,sia per evitare la ripetizione di sinonimi, riorga-nizzare l’elenco delle voci accorpandole in catego-rie funzionali;- si rileva una certa confusione tra tipologie edili-zie vere e proprie (es. casa in linea, a torre, a schie-ra, ecc.) – in realtà piuttosto rare nel lessico stesso– e tra definizioni funzionali, che sono la maggiorparte delle voci presenti (es. chiesa, castello, ecc.) oaddirittura tra denominazioni erroneamente inse-rite nei ‘tipi’ (es. Pantheon, Mole, Montecalvario,Campidoglio);- tra le diverse voci compaiono anche definizionidi carattere amministrativo (es. chiesa parrocchia-le) o precisazioni di altro tipo (es. chiesa maggiore, 73 LACARTADELRISCHIO DELPATRIMONIO CULTURALE: NORMALIZZAZIONE ... 03-Bartolomucci 9-02-2009 12:20 Pagina 73
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