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L'apparente cedevolezza del giudicato_GPC_.2017pdf.pdf

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  © Edizioni Scientifiche ItalianeISSN 1828-311X L’(APPARENTE) CEDEVOLEZZA DEL GIUDICATO TRA QUESTIONI DI DIRITTO INTERTEMPORALE E POTERE DI IMPUGNAZIONE CORTE DI CASSAZIONE, sezioni unite civili, sentenza 27 ottobre 2016, n. 21691;Pres. Rordorf , Est. Curzio ; P.M. De Augustinis (concl. diff.); Società Rai-Ra-diotelevisione Italiana s.p.a. (Avv.ti Pessi , Sartori ), c. Tocci (Avv.ti D. D’ Amati , Costantini , N. D’ Amati , G.N. D’amati ). Cassa con rinvio App. Roma 10 giugno2010 e 28 febbraio 2011. Rapporto di lavoro – Contratti a termine – Declaratoria di illegittimità – Risarci-mento del danno – Norma sopravvenuta retroattiva – Violazione di legge so-pravvenuta – Ricorribilità per cassazione – Ammissibilità (Cod. proc. civ., art. 360,n. 3; l. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32) L’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c., deve essere interpretato nel senso che la viola-zione di norme di diritto può concernere anche disposizioni emanate dopo la pubblica-zione della sentenza impugnata, qualora siano applicabili al rapporto dedotto in giudi-zio perché dotate di efficacia retroattiva. Ricorribilità per cassazione –  Ius superveniens – Ammissibilità – Limiti – Giudicato– Capi di sentenza – Dipendenza – Effetto espansivo interno (Cod. proc. civ., artt.360, n. 3, 336, 1° comma ) La violazione di legge sopravvenuta incontra il limite del giudicato, ma se la sentenzasi compone di più parti tra loro legate da un nesso di causalità imprescindibile, taleche l’accoglimento dell’impugnazione nei confronti della parte principale determine-rebbe necessariamente la caducazione della parte dipendente, la proposizione del-l’impugnazione nei confronti della parte principale impedisce il passaggio in giudicatoanche della parte dipendente, pur in assenza di impugnazione specifica sul punto. 1. La suprema Corte, con la sentenza in epigrafe 1 , chiude due que- 1 In  Foro it., 2016, I, 3832,con osservazioni di Perrino . DIALOGHI CON LA GIURISPRUDENZA  stioni, che avevano condotto finora la giurisprudenza di legittimità adoscillazioni interpretative.La prima riguarda la possibilità del ricorso per cassazione che de-nunci, quale vizio di giudizio, la violazione di legge sopravvenuta do-tata di efficacia retroattiva e, quindi, i rapporti tra art. 11 disp. prel. c.c.e 360, n. 3, c.p.c.; la seconda riguarda la possibile incidenza della leggesopravvenuta retroattiva sulla sentenza impugnata, qualora questa siacomposta da più parti legate da un nesso di dipendenza «unilaterale» esia stato impugnato il solo capo principale e, di conseguenza, i rapportitra ius superveniens, impugnazioni e giudicato.Le questioni, periodicamente affrontate, hanno trovato campo di ele-zione e nuova linfa, potremmo dire, nella normativa che recentementee più volte è stata oggetto di intervento giurisprudenziale e cioè la nuovadisciplina della decadenza dall’impugnazione del licenziamento previstadall’art. 32, 1° comma del Collegato lavoro 2010 (l. 4 novembre 2010,n. 183) che, dal 3° comma, lett. d), è stata estesa anche all’azione di nul-lità del termine apposto al contratto di lavoro.Le novità introdotte dalla legge de qua in materia di contratto atempo determinato, difatti, riguardano da un lato, il regime di decadenzecon l’introduzione di una forte limitazione al diritto di azione del la-voratore di cui ai commi 3 e 4 dell’art. 32 l. 183/2010; dall’altro, l’in-troduzione di una limitazione del costo aziendale della dichiarazione dinullità del termine mediante la previsione, con i commi 5 e 6 dell’art.32, di una soglia massima invalicabile commisurata a un numero pre-stabilito di mensilità 2 .In particolare, il comma 7 dell’art. 32 nello stabilire che «le disposi-zioni di cui ai commi 5 e 6 trovano applicazione per tutti i giudizi, ivi 2 Senza alcuna pretesa di completezza sull’art. 32 collegato lavoro, v. BulgariniD’Elci , Sul carattere forfettizato e onnicomprensivo dell’indennità risarcitoria ex art. 32,5° e 6° comma, del collegato lavoro in presenza di contratto a termine nullo, in Riv. cri-tica dir. lav. privato e pubblico , 2012, 690; Aiello, Impugnativa del licenziamento e re- gime delle decadenze, in Lav. giur., 2012, 4, 344ss.;  Id., L’indennizzo ex art. 32 del col-legato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi, in Riv. giur. lav., 2012, 495 ss.; Maio , Riforma e generalizzazione del regime di impugnativa e decadenza dei licenzia-menti, in Giur. it. , 2011, 2687; Vallebona , Una buona svolta del diritto del lavoro: lalegge n. 183 del 2010 , in Mass. giur. lav., 2010, 212 ss.; Aa.Vv., La controriforma della giustizia del lavoro , Milano, 2011; Tosi , I contratti a termine nel «Collegato Lavoro»2010, in Il collegato lavoro, a cura di Miscione e Garofalo , 2010, 35; Buffa , L’art. 32: i nuovi termini per l’impugnativa del licenziamento (commento alla l. 4 novembre2010, n. 183), in www.il quotidianogiuridico.it, 2010.   Il giusto processo civile 2/17492 ISSN 1828-311X© Edizioni Scientifiche Italiane  compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della presentelegge» ha una portata innegabilmente retroattiva perché, sia nel caso digiudizio in corso sia nel caso di termine già scaduto, è suscettibile di in-cidere su situazioni soggettive già maturate in capo al lavoratore alla stre-gua della disciplina risarcitoria di diritto comune previgente e pacifica-mente interpretata.Secondo la suprema Corte il diritto al risarcimento del danno, nelquadro normativo previgente, era da determinarsi in base alle regole ge-nerali sull’inadempimento delle obbligazioni contrattuali, sempre che illavoratore non avesse tenuto una condotta incompatibile con la volontàdi proseguire e avesse messo a disposizione della controparte le proprieprestazioni lavorative 3 . Il regime delle conseguenze economiche in puntodi nullità del contratto a termine era, quindi, il risarcimento del dannointegrale per il periodo dalla costituzione in mora del datore di lavorosino alla riammissione in servizio.Tale risarcimento è sostituito, ora, da uno ius novum , una indennitàforfettaria, ricostruita dalla Corte costituzionale che ne ha sancito la le-gittimità prima 4 e dalla legge di interpretazione autentica poi 5 , quale in-dennità esaustiva e onnicomprensiva del diritto al risarcimento del dannocon riferimento al periodo compreso tra la scadenza del termine e lapronuncia del giudice che ordina la ricostituzione del rapporto. La normadi interpretazione autentica afferma che l’indennità ristora un pregiudi-zio –ribadendo ancor di più esplicitamente che è correlata ad un danno–un pregiudizio derivante dalla perdita di lavoro e che essa è onnicom-prensiva perché ristora per intero le conseguenze retributive e contri-butive di quel danno da mancato lavoro, mentre non riguarda il periodo(in caso di un unico contratto a termine) o i periodi di lavoro (in casodi più contratti a termine), i cui diritti non possono essere inglobati eintaccati nell’indennizzo forfettizzato del danno causato dal non lavoro 6 . 3 Cass. s.u. 8 ottobre 2002, n. 14381, in Guida lav., 2002, n. 43, 12, con nota di Pa-paleoni . 4 Corte cost. 11 novembre 2011, n. 303. 5 L’art. 1, 13° comma, l. 92/2012 ha introdotto una disposizione di interpretazioneautentica del seguente tenore: «La disposizione di cui al comma 5 dell’articolo 32 dellalegge 4 novembre 2010, n. 183 si interpreta nel senso che l’indennità ivi prevista ristoraper intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e con-tributive relative al periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del prov-vedimento con il quale il giudice abbia ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro». 6 Così Cass. 12 gennaio 2015, n. 262, in Giur. it., 2015, 802 ss., con nota di Plaia ,   C. Perago / L’(apparente) cedevolezza del giudicato493 © Edizioni Scientifiche ItalianeISSN 1828-311X  2. Nel caso di specie è accaduto, quindi, che il tribunale, in parzialeaccoglimento della domanda proposta dal lavoratore, accerta la nullitàdel termine apposto ai contratti stipulati in un determinato periodo, di-chiara la sussistenza tra le parti di un rapporto a tempo indeterminato(«converte» il contratto a tempo indeterminato) e condanna il datore dilavoro al pagamento delle retribuzioni maturate dalla notifica del ricorsosecondo i principi generali del diritto civile e del lavoro, mancando unaregolamentazione specifica di tale profilo 7 . Avverso la sentenza, inter-pongono appello sia il datore sia il lavoratore; la Corte di appello conuna prima sentenza non definitiva, respinge l’appello proposto dal da-tore e accoglie in parte l’appello incidentale del lavoratore dichiarandola nullità anche dei contratti stipulati in data anteriore a quelli già «con-vertiti» in primo grado e con la sentenza definitiva dichiara il diritto dellavoratore al trattamento economico e normativo spettante per le man-sioni svolte, condannando la società alla corresponsione delle relative dif-ferenze retributive da liquidarsi in separato giudizio. I giudici del me-rito hanno correttamente deciso applicando la normativa vigente in quelmomento storico; successivamente alla pubblicazione della sentenza d’ap-pello e prima della notifica del ricorso in cassazione, però, entra in vi-gore la normativa di cui all’art. 32 e si introduce un diritto nuovo conefficacia retroattiva.Il datore di lavoro nuovamente soccombente in appello coglie l’oc-casione per proporre il ricorso per cassazione della sentenza per viola-zione di legge ai sensi dell’art. 360, n. 3, e tra i motivi specifici, chiedel’applicazione dell’art. 32, co. 5-7, e la cassazione con rinvio per la ri-definizione della parte della sentenza relativa al risarcimento del danno.Il S.C. coglie l’occasione per ricomporre le questioni più dibattuterelative all’applicabilità della legge sopravvenuta nel giudizio di cassa-zione, riportando la questione nella più esatta definizione di «violazionedi legge» di cui all’art. 360 c.p.c. alla luce dei criteri già indicati dallaCorte cost. 11 novembre 2011, n. 303 8 . Ciò che danno non è, che qualifica l’indennità forfettaria onnicomprensiva in termini diclausola penale. 7 Secondo la linea interpretativa inaugurata da Cass. s.u. 5 marzo 1991, n. 2334. 8 Che, nel dichiarare non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art.32, commi 5, 6 e 7 della l. 4 novembre 2010, n. 183, afferma il principio secondo cuila regola generale di integralità della riparazione e di equivalenza della stessa al pregiu-dizio cagionato al danneggiato non ha copertura costituzionale, purché sia garantita l’a-deguatezza del risarcimento.   Il giusto processo civile 2/17494 ISSN 1828-311X© Edizioni Scientifiche Italiane  Il divieto di retroattività della legge, posto come principio generaledell’ordinamento giuridico positivo, non è stato elevato a dignità di pre-cetto costituzionale se non nel campo delle leggi penali (art. 25 Cost.);la regola prevista dall’art. 11 disp. prel. c.c., cioè l’assoggettamento delladisciplina di ciascun fatto alla normativa del tempo in cui esso si veri-fica ( tempus regit actum ), si limita ad indicare un canone interpretativo,ma non esclude che la legge possa avere efficacia retroattiva per sua stessaprevisione esplicita o implicita 9 ; il legislatore civile, pertanto, può espres-samente derogarvi 10  , permettendo l’applicabilità della nuova normativa aigiudizi pendenti, come è avvenuto nel caso di specie. 9 Con l’unico limite di non intaccare i cd. diritti quesiti dei destinatari delle norme:v. Cass. 27 febbraio 1998, n. 2171, in Giur. it. , 1998, per la quale, in caso di succes-sione di leggi nel tempo di norme edilizie, non è applicabile nei rapporti tra privati ladisposizione nuova che stabilisca distanze maggiori per le costruzioni, qualora l’operarisulti completata integralmente e costituisca, quindi un fatto compiuto conforme alladisciplina del tempo di sua attuazione, non potendo le regole sopravvenute avere effi-cacia retroattiva né vulnerare situazioni già consolidate sotto il vigore della normativa precedente. 10 Nel senso che il legislatore può emanare norme con efficacia retroattiva, anche diinterpretazione autentica, purché la retroattività trovi adeguata giustificazione nell’esi-genza di tutelare principi, diritti e beni di rilievo costituzionale, è principio confermatodi recente da Corte cost. 5 aprile 2012, n. 78, in  Foro it. , 2012, I, 2585 con osservazionidi Oliva e Palmieri , cui si rinvia per i precedenti; v., inoltre, Corte cost. 4 luglio 2013,n. 170, ivi  , 2014, I, 1721, con osservazioni di Carmellino , che ha dichiarato incostitu-zionale il regime di retroattività del privilegio dei crediti erariali nel fallimento ritenendoche esso contrastasse con altri valori e interessi costituzionalmente protetti, tra cui il ri-spetto del principio generale di ragionevolezza, la tutela del legittimo affidamento, lacoerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico, il rispetto delle funzioni costituzio-nalmente riservate al potere giudiziario. Nell’applicare tali principi la Corte costituzio-nale ha ritenuto rilevanti, ai fini della declaratoria di illegittimità costituzionale, le se-guenti circostanze: il consolidamento, conseguito con il cosiddetto giudicato “endo-fal-limentare”, delle aspettative dei creditori incise dalla disposizione retroattiva; l’impreve-dibilità dell’innovazione legislativa; l’alterazione a favore dello Stato – parte della pro-cedura concorsuale – del rapporto tra creditori concorrenti, determinata dalle norme indiscussione; l’assenza di adeguati motivi che giustifichino la retroattività della legge. Inordine a quest’ultimo aspetto, la Corte evidenzia come, a differenza di altre disciplineretroattive, le disposizioni censurate non sono volte a perseguire interessi di rango co-stituzionale, che possano giustificarne la retroattività. L’unico interesse è rappresentatoda quello economico dello Stato, parte del procedimento concorsuale. Tuttavia, un si-mile interesse è inidoneo di per sé, nel caso di specie, a legittimare un intervento nor-mativo come quello in esame, che determina una disparità di trattamento, a scapito deicreditori concorrenti con lo Stato, i quali vedono ingiustamente frustrate le aspettativedi riparto del credito che essi avevano legittimamente maturato.   C. Perago / L’(apparente) cedevolezza del giudicato495 © Edizioni Scientifiche ItalianeISSN 1828-311X
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