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Dopo la catastrofe: una casistica rappresentativa dello stato dei monumenti danneggiati dai terremoti aquilano ed emiliano

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A distanza di tre anni e mezzo dal terremoto del 2009 in Abruzzo appare opportuno riflettere sulla condizione attuale del patrimonio edilizio storico attraverso l’illustrazione di alcuni casi significativi, che possono considerarsi esemplari rispetto
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  45 S. MARIA DI COLLEMAGGIO (L’AQUILA) comportato il rialzamento delle murature longitudinali della navata centrale con una copertura a due falde, mentre transetto e coro erano coronati da volte a crociera; ancora co-perture murarie erano presenti sul presbiterio (cupola ribassata) e sulle cappelle ai lati del coro (volte a vela). Di notevole interesse è la facciata quattrocentesca, caratterizzata da un paramento lapideo bicromo con disegni geo-metrici, su cui si aprono tre portali e tre roso-ni. La facciata fu parzialmente ricostruita, in seguito al sisma del 1915, con l’inserimento di un telaio in c.a. presso l’angolo superiore sinistro (nel 1920) ( Fig. 2 ). Fig. 1. La pianta della basilica. Figg. 2-3. La facciata nello stato attuale. L’interno della basilica, con, in primo piano, le macerie derivanti dal crollo delle volte del transetto (agosto 2009). La basilica, fondata alla fine del XIII seco-lo (1287), ha subito numerosi rifacimenti a causa dei frequenti terremoti (i più impor-tanti nel 1315, 1349, 1461, 1703, 1791, 1915); fu sostanzialmente ricostruita nella seconda metà del XIV secolo, completata nel XV (facciata) e ristrutturata nel XVII-XVIII. L’interno barocco è stato in gran parte rimosso da un controverso restauro nel 1970. La pianta presenta uno sviluppo longitudina-le molto accentuato, con tre navate ripartite da pilastri ottagonali che sorreggono archi ogivali e un transetto non sporgente all’ester-no ( Fig. 1 ). La sistemazione novecentesca ha  46 s. maria di collemaggio (l'aquila) Figg. 4-5. La cappella del Mausoleo Celestiniano, dopo il crollo (agosto 2009). A destra, lo stato attuale della fabbrica. La copertura provvisoria del transetto prosegue lo schema a due falde della navata. L’edificio è attualmente di proprietà del Comune dell’Aquila.I maggiori dissesti legati al sisma si sono concentrati nella zona presbiteriale, come già con i terremoti precedenti (1461): sono crol-lati i due piloni di sostegno degli archi trionfa-li (ricostruiti nel 1970), le volte del transetto e la cupola (ricostruita nel 1960 in c.a.), nonché la copertura del transetto ( Fig. 3 ).Lesioni da schiacciamento di grave entità hanno interessato i pilastri della navata, la zona presbiteriale e absidale (quest’ultima già precedentemente segnata da un quadro fessu-rativo ( Fig. 4 )), mentre dissesti di media entità si sono evidenziati sul campanile (costruito nel 1881). Sulla facciata si sono verificati dan-ni lievi, in particolare sui rosoni (distacco di elementi lapidei). La vulnerabilità della fabbrica è stata ac-centuata dalle modifiche introdotte con i re-stauri degli anni ’60-‘70 dello scorso secolo (rifacimento cupola in c.a., sopraelevazione delle navate, introduzione di cordoli in c.a., eliminazione del controsoffitto ligneo), cui si era in parte cercato di ovviare nel 1999 con l’introduzione di un controventamento me-tallico sulle due falde che ha comunque limi-tato i danni sul corpo delle navate.La messa in sicurezza della fabbrica ha comportato la puntellatura degli archi lungo le navate tramite la disposizione di centine metalliche a giunto-tubo, la cerchiatura di tutti i pilastri con fasce di fibre in poliestere, il posizionamento di tiranti in senso longitu-dinale e trasversale, il cerchiaggio delle pareti absidali e, infine, la copertura provvisoria del transetto attraverso la realizzazione di una struttura reticolare metallica coperta da la-stre di policarbonato ( Fig. 5 ). Quest’ultima è sorretta da pilastri reticolari autonomi collo-cati all’interno del transetto e poggiati su una soletta in c.a. realizzata al di sopra del pavi-mento lapideo, opportunamente protetto. Il sistema di protezione e sicurezza (progettato dallo studio Croci & Associati) è stato apposi-tamente configurato per consentire la svolgi-mento della liturgia all’interno della chiesa. È stato nel contempo predisposto un siste-ma per il monitoraggio strutturale, disponen-do estensimetri, fessurimetri e accelerometri in grado di verificare l’eventuale movimento delle lesioni (Università degli studi dell’Aqui-la, Cerfis). La copertura provvisoria è costata 200.000 euro (fondi Carispaq, realizzazione Visan srl); i lavori di messa in sicurezza e restauro di alcuni elementi di pregio (Porta Santa e porte lignee, organo e cantoria) sono stati finanziati da donazioni private. Un fi-nanziamento dell’Eni curerà la definizione del progetto di restauro definitivo della ba-silica (importo previsto 10 milioni di euro). ( C. B. )  47 S. MARIA DI PAGANICA (L’AQUILA) facciata. La parte alta del fronte presenta un finestrone rettangolare tardo. Di partico-lare pregio appaiono i portali lapidei (uno in facciata e due sui fronti laterali opposti); quello meridionale, presso la torre duecen-tesca inglobata nella costruzione, mostra particolari scultorei riconducibili alla cosid-detta ‘scuola di Atri’.L’impianto interno, a navata unica affian-cata da cappelle laterali, era ricoperto da una volta a botte in incannicciata; l’appara-to decorativo, a stucco, era stato configurato nella ricostruzione successiva al terremoto del 1703, ma aveva subito successive ri-tinteggiature e minute trasformazioni più tarde. La zona presbiteriale si articola in un grande transetto connesso con una possente abside, semicircolare internamente e rettili-nea all’esterno; una cupola ribassata su pen-nacchi e tiburio caratterizzavano la sezione interna e lo  skyline  esterno dell’edificio. La fabbrica è di proprietà della Curia dell’Aquila.La fabbrica è una delle quattro chiese ‘capo-quarto’ (quartiere fondatore della città), la cui edificazione viene fatta risalire alla secon-da metà del XIII secolo o ai primi anni del XIV, come testimonia la data (1308) incisa sull’architrave del portale principale; l’edifi-cio è stato comunque sottoposto a numerosi rifacimenti in seguito ai danneggiamenti si-smici (i più gravi nel 1456 e nel 1703).La facciata principale è su via Paganica (la piazza omonima si apre sul fianco sini-stro) ed è caratterizzata da un accesso so-praelevato servito da due rampe laterali. La sagoma pressoché quadrata dell’ampio pan-nello murario corrispondente alla sola nava-ta centrale, a conci calcarei squadrati taglia-to in asse da portale e oculo e delimitato da paraste e cornice orizzontale, è sormontata da una parete timpanata in pietrame a vi-sta non rivestito. Appare piuttosto evidente l’ampliamento della chiesa srcinaria, in al-tezza e in larghezza, con l’aggiunta di cap-pelle laterali arretrate rispetto al piano della Fig. 1. Foto aerea dopo il sisma, in cui è evidente la parte crollata (aprile 2009).  48 s. maria di paganica (l'aquila) Il terremoto dell’aprile 2009 ha determi-nato il crollo completo della copertura, che era stata rifatta, negli anni Sessanta del seco-lo scorso, con solaio in laterocemento e travi prefabbricate in c.a. (tipo Varese). Il crollo è stato attribuito alla concomitanza di vari fattori, tra cui: la qualità muraria (le sezioni murarie hanno mostrato ispessimenti dovuti alle riparazioni post 1703, ma questi appa-iono piuttosto omogenei e solidali tra loro), la differente rigidezza trasversale delle due pareti longitudinali (la presenza della torre avrebbe limitato i danni sul lato destro) e la sostituzione della copertura con un tipo più pesante ( Figg. 1-2 ). Il confronto fra la situazione attuale e le foto scattate subito dopo il sisma (aprile-maggio 2009) evidenzia la scomparsa di ampi tratti delle strutture residue, come la copertu-ra e le murature presso la prima campata, la parte sommitale della facciata e porzioni delle murature longitudinali della navata ( Fig. 3 ).Nell’ottobre del 2010 è stata realizzata, a cura del MiBAC e con l’ausilio del Vigili del Fuoco un’imponente struttura per la coper-tura provvisoria della chiesa, costituita da tra-vi reticolari in composito fibrorinforzato con profilati in pultruso (su progetto di Salvatore Russo, impresa Gaspari Gabriele, profilati in Gfrp forniti da Top Glass). La struttura portante è ancorata ad una fondazione in cemento armato posta all’interno della chie-sa. Le strutture murarie storiche sono state messe in sicurezza tramite la disposizione di tirantature in acciaio, cerchiature con fasce in poliestere, sbadacchiature e altri puntella-menti e sostegni in legno o a tubi e giunti.L’involucro in geotessuto non si è rivelato sufficientemente resistente e oggi appare la-cerato e lacunoso. L’importo stimato per i lavori di ‘rico-struzione’ è di 21,5 milioni di euro ma le risorse non sono state reperite e la progetta-zione non risulta avviata (dalla Relazione  del Commissario per la Ricostruzione, settem-bre 2012). Il costo di fornitura del materia-le per la copertura provvisoria in Gfrp è di 302.269,51 euro.Allo stato attuale l’edificio è chiuso e inu-tilizzabile. ( C. B. ) Fig. 2. Particolare dell’interno della chiesa allo stato attuale, dopo una nevicata (febbraio 2012); si può osservare la scarsa tenuta dei teli protettivi.Fig. 3. Veduta della chiesa durante i lavori per la realizzazione della copertura provvisoria(febbraio 2011).  49 S. BERNARDINO (L’AQUILA) La basilica si configura nella contrapposizio-ne fra un impianto longitudinale a tre navate con cappelle laterali (una delle quali, più am-pia, ospita il mausoleo del Santo) e un otta-gono centrale cupolato e affiancato da coro e cappelle radiali, in uno schema simile a quel-lo della fiorentina S. Maria del Fiore ( Fig. 1 ).Edificata a partire dal 1454, la fabbrica fu danneggiata da un terremoto già in fase di costruzione (1461). Fu consacrata nel 1471, ma la cupola fu ultimata verso il 1489. Nel 1505 venne realizzato il mausoleo di S. Bernardino da Siena e dal 1525 si lavorò alla facciata, terminata nel 1542 ( Fig. 2 ). Ai primi del Seicento fu aggiunto il pregevole soffitto ligneo dorato e dipinto.Il terremoto del 1703 causò vari danni a tut-to il complesso (ma già nel 1590 si ha notizia di dissesti alla cupola, riparata nel 1612-13); la cupola fu completamente ricostruita, dal 1708 al 1717, su progetto di Giovan Battista Contini, con una struttura costolonata a spicchi e dispo-nendo all’interno della struttura muraria in la-terizi radiciamenti lignei e tiranti metallici. Negli anni 1958-61 la facciata fu intera-mente smontata e rimontata su una nuova muratura in c.a. e laterizi, mentre il campanile venne rinforzato con una struttura interna in c.a.; nel 1970 la copertura lignea fu sostituita con una nuova struttura in c.a. e il pavimento ad intarsi lapidei fu completamente smontato e rimontato su massetto cementizio.L’edificio è patrimonio del Ministero dell’In-terno (Fondo Edifici di culto).Il sisma del 6 aprile 2009 ha determinato il crollo parziale della cella campanaria, con il conseguente danneggiamento della cupola, del tamburo e degli ambienti conventuali sotto-stanti; diverse lesioni hanno interessato i setti murari e le volte della zona absidale, soprat-tutto nelle cappelle laterali di sinistra; ulteriori lesioni si sono verificate sulle pareti e sulle vol-te delle navate laterali; nel chiostro e negli am-bienti del convento sottostanti al campanile.Gli interventi di messa in sicurezza prov-visoria, eseguiti dai Vigili del Fuoco, hanno riguardato il campanile, con il consolidamen-to provvisorio dei piedritti e l’inserimento di presidi per impedire il ribaltamento della porzione superstite della cella, e la cupola, con la cerchiatura del tamburo tramite tre coppie di fasce in poliestere, la centinatura dei finestroni dissestati, il riempimento delle lesioni con schiuma di poliuretano ( Fig. 3 ).Dopo il primo intervento, permanendo la pericolosità di crollo della cupola e del tam-buro, sono state attuate le prime operazioni di consolidamento tramite la realizzazione di un apposito ‘progetto stralcio’ curato da Paolo Rocchi e realizzato dall’impresa Iciet Engineering srl. Le principali opere condotte sono state, in sequenza:1. sigillatura delle lesioni dall’interno, con applicazione a spruzzo di malta tixotropica Fig. 1. La pianta della basilica (da Santariga, Rocchi, 2010).
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