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Rev. of J. Ben-Dov et al., Living the Lunar Calendar, Bryn Mawr Classical Review 2013.02.54

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Rev. of J. Ben-Dov et al., Living the Lunar Calendar, Bryn Mawr Classical Review 2013.02.54
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  Da: Bryn Mawr Classical Review <bmcreview@gmail.com> Oggetto: BMCR 2013.02.54: Verderame on Ben-Dov, Horowitz, Steele, Living the Lunar Calendar Data: 28 febbraio 2013 08:45:13 GMT+01:00 A: Lorenzo <lorenzo.verderame@uniroma1.it> Rispondi a: Bryn Mawr Classical Review <bmcreview@gmail.com>Jonathan Ben-Dov, Wayne Horowitz, John M. Steele (edd.), Living theLunar Calendar. Oxford; Oakville, CT: Oxbow Books, 2012. Pp. viii,387. ISBN 9781842174814. $60.00 (pb).Reviewed by Lorenzo Verderame, “Sapienza” Università di Roma(lorenzo.verderame@uniroma1.it)-------------------------------To read a print-formatted version of this review, seehttp://bmcr.brynmawr.edu/2013/2013-02-54.html?utm_source=bmcr-l&utm_campaign=4855d84b4b-2009_09_628_27_2009&utm_medium=emailTo comment on this review, seehttp://www.bmcreview.org/2013/02/20130254.html?utm_source=bmcr-l&utm_campaign=4855d84b4b-2009_09_628_27_2009&utm_medium=email-------------------------------Table of Contents(http://www.oxbowbooks.com/dbbc/living-the-lunar-calendar.html?utm_source=bmcr-l&utm_campaign=4855d84b4b-2009_09_628_27_2009&utm_medium=email)Questo corposo volume raccoglie diciotto contributi presentati allaconferenza Living the Lunar Calendar,  svoltasi nel 2010 presso il Bible Lands Museum di Gerusalemme. Icontributi raccolti coprono diverse aree e periodi:due sono dedicati alla Mesopotamia (Horowitz, Bloch), tre all’Egeo(Beckman) e alla Grecia classica (Hannah, Marzillo),quattro alla tradizione giudaica (Ben-Dov, Feldman, Stern, Schiffman),tre al cristianesimo (Mc Carthy, Nothaft,Dickens - Sims-Williams), quattro a differenti argomenti come la Russiamedievale (Gorodetsky), la tradizione delleculture pre-colombiane americane in generale (Iwaniszewski) o deinativi nordamericani in particolare (Walton), laCina e il Giappone (Tsumura). Il contributo di Steele travalica ilimiti spazio-temporali confrontando un medesimofenomeno in due culture (Mesopotamia e Cina) e in tal senso va valutatoanche il contributo di Depuydt, nonostante iltitolo ponga l’accento sul calendario greco.Nell’introduzione, i tre editori (Ben-Dov, Horowitz, Steele),presentando in generale i contenuti del volume, offronouna dettagliata e puntuale rassegna delle più importanti problematicherelative all’impatto del calendario lunare suisistemi politici, sociali, religiosi e amministrativi delle cultureappena elencate. Le problematiche che emergono sonola questione dell’intercalazione e la sua determinazione da partedell’autorità politica, la relazione tra osservazione eprevisione, la coesistenza o opposizione di diverse tradizioni e infinela determinazione e l’uso di sistemi di computodel tempo.  L’ampiezza dell’argomento e dei confini spazio-temporali affrontati neicontributi superano lo spazio a disposizioneper un commento adeguato e, soprattutto, le competenze dello scrivente.Ne risulterà necessariamente unadescrizione superficiale e semplicistica in alcuni casi, dettagliata inaltri, a seconda della familiarità con l’argomentotrattato.Wayne Horowitz nel contributo che apre il volume («Sunday inMesopotamia») si concentra non sulla luna, ma sul solee sul suo ruolo nel calendario lunare mesopotamico. Sebbene molti deicicli annuali, comprese le stagioni, sianocollegati al sole, il calendario mesopotamico è principalmente dinatura lunare. Horowitz identifica nel giorno 20 delprimo mese dell’anno (Nisan) l’unica data legata al ciclo solare aessere realmente svincolata dal sistema luni-solare.Il contributo di Yigal Bloch («Middle Assyrian Lunar Calendar andChronology») è dedicato alla revisione dellacronologia del periodo medio-assiro in Mesopotamia alla luce diconsiderazioni sull’originario calendario assiro el’introduzione del calendario babilonese da parte di Tiglathpileser I,nonché sul sistema di intercalazione in generale.Sabine Beckmann («Beyond the Moon: Minoan ‘Calendar’-Symbolism in the‘Blue Bird Fresco’») interpreta l’affrescoraffigurante l’uccello azzurro proveniente da Cnosso come «a combinedpractical calendrical and  spiritual/medical/magical function not using astronomy, butagricultural phases as expressed in the meaningsimplied by certain plant images» (p. 63). Proprio l’identificazione el’interpretazione dei cinque motivi vegetali sonol’oggetto del suo contributo. La loro disposizione nell’affrescoscandirebbe lo scorrere dell’anno legato alle stagioni.Per ognuna delle piante identificate sono fornite impressioni generalie dettagli sul loro uso nella farmacopea greca.Purtroppo non c’è alcuna discussione della sequenza o struttura deimotivi che giustifichi quello che l’autrice chiama«a perennal ‘epochologio’», né viene discussa la relazione di questimotivi con il resto delle rappresentazionidell’affresco.L’elemento vegetale, in questo caso l’ulivo, ritorna nelle conclusionidel contributo di Robert Hannah dedicato allaperiodicità dei giochi olimpici e delfici («Early Greek LunisolarCycles: The Pythian and Olympic Games»). Il problemadella determinazione di questi eventi riguarda più in generalel’integrazione del ciclo solare e delle stagioni nelcalendario lunare. L’autore discute i diversi metodi utilizzati, comeil ciclo degli otto anni (octaeteris) o ilsorgere di determinate costellazioni, descritti nelle fonti letterariee non, per giungere infine a discutere i ciclinaturali legati alle stagioni, come, appunto, quello della fiorituradell’ulivo.Patrizia Marzillo («What To Do on the Thirtieth? A Neo-PlatonicInterpretation of Hesiod’s Works and Days 765-8»)parte da un’esposizione della teoria dell’allegoresi e della suatradizione nel Neo-Platonismo, per affrontare unesempio di tale esegesi in Proclo. In un passo delle Opere e i giorni  (765-8) Esiodo discute del giorno 30 delmese quale momento adatto per la distribuzione delle razioni ailavoratori perché «gli uomini sanno distinguere eseguire il vero». Il riferimento al giorno 30 e la conseguentespiegazione di Esiodo hanno dato origine nell’antichità adiverse interpretazioni. Tra queste l’autrice discute in dettaglioquella allegorica di matrice neo-platonica prodotta daProclo.Leo Depuydt propone un lungo contributo sulla determinazionedell’inizio del mese lunare e il ruolo svolto in talsenso dal crescente lunare («Why Greek Lunar Months Began A Day Laterthan Egyptian Lunar Months, Both beforeFirst Visibility of the New Crescent»). Sebbene il titolo delcontributo si riferisca alla Grecia e all’Egitto, Depuydtaffronta con ampiezza di dettagli la questione in altre tradizioni cheadottano il calendario lunare, come l’anticaMesopotamia o la moderna cultura islamica.Jonathan Ben-Dov («Lunar Calendars at Qumran? A Comparative andIdeological Study») riprende la questione deglielementi solari nel calendario lunare di Qumran attraverso un’analisidelle fonti primarie e una rassegna delleprecedenti interpretazioni. L’autore analizza alcuni testi legati aicicli lunari alla luce dei paralleli con le teorie lunaribabilonesi e discute, infine, l’ideologia che governa l’adozione di undeterminato calendario.Ron H. Feldman («Taming the Wild and Wilding the Tame: The Shifting
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