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Una storia di confine. Frontiere e lavoratori migranti tra Messico e Stati Uniti (1836-1964)

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Il volume narra la storia dello spazio di frontiera tra Messico e Stati Uniti. La figura principale che traghetta il lettore in questo viaggio in territori contesi e densi di attriti è il bracero, il lavoratore migrante messicano, protagonista sia
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  Carocci editore Claudia Bernardi Una storia di confine Frontiere e lavoratori migranti tra Messico e Stati Uniti ( 1󰀸3󰀶 - 1󰀹󰀶󰀴 )  󰀷 Indice  Ringraziamenti 󰀹  Abbreviazioni 11  Introduzione 131 . Le linee sulla sabbia 2󰀵1 . 1 . Alla ricerca della linea immaginaria 2󰀵1 . 2 . Il capitale statunitense e il lavoro messicano 3󰀸1 . 3 . La rivoluzione alla frontiera 󰀵02 . Il ventennio costituente 󰀵󰀹2 . 1 . Il gancio dal nord 󰀵󰀹2 . 2 . Il ruggito del leone 󰀶󰀹2 . 3 . La crisi: deportazioni e rimpatri 󰀷󰀸2 . 󰀴 . Forme del controllo e spazio conteso 󰀸󰀸2 . 󰀵 . Tía Juana e la Colonia Libertad: un ’ espressione urbana di confine 󰀹󰀹3 . La braceriada 1113 . 1 . L ’ emergenza della guerra 1113 . 2 . Assemblaggi di forze politiche 12󰀴3 . 3 . I braceros , fra etica del lavoro ed educazione alla modernità 1󰀴2  󰀸 3 . 󰀴 . Operazione “schiena bagnata” 1󰀵03 . 󰀵 . Il paesaggio economico e la fine del programma 1󰀵󰀶󰀴 . La fabbrica della mobilità 1󰀶3󰀴 . 1 . Il valore della mobilità 1󰀶3󰀴 . 2 . Conflitti e fuga 1󰀷󰀵󰀴 . 3 . Il corpo messicano 1󰀸3󰀴 . 󰀴 . Lo spazio del lavoro 1󰀸󰀸  Bibliografia 1󰀹3  Indice dei nomi e delle cose notevoli 20󰀹  13 Introduzione La regresión o la progresión, la repetición o la superación del  pasado están en juego en cada coyuntura y dependen de nue-stros actos más que de nuestras palabras. Silvia Rivera Cusincanqui Las fronteras son las cicatrices de la conquista. Scritta su un muro di Buenos Aires One of the saddest things is that the only thing a man can do for eight hours a day, day after day, is work. You can ’ t eat eight hours a day nor drink for eight hours a day nor make love for eight hours – all you can do for eight hours is work.  Which is the reason why man makes himself and everybody else so miserable and unhappy.  William Faulkner A vida è uma calamidade em prestações. Oswald de Andrade Questa ricerca si addentra, per la prima volta nel panorama editoriale ita-liano, nella storia delle frontiere che si dipanano tra Messico e Stati Uniti, dagli anni Trenta dell ’ Ottocento fino alla metà del Novecento. La figura  principale che traghetta il lettore in questo viaggio è il lavoratore migrante messicano, il bracero , protagonista di quello spazio laciniato che si dispiega tra il  southwest   e il norte . Chi è ancora digiuno della storia di questa zona del mondo può afferrare questo libro come fosse il  portolano di un 󲀙   avan- scoperta  attraverso uno spazio conflittuale e conteso, esito di separazioni e respingimenti, tanto quanto – forse ancor di più – di una fitta rete di rela-zioni politiche, economiche e sociali. Negli ultimi decenni, la storiografia e le scienze sociali in generale han-no ampiamente dibattuto circa il ruolo delle migrazioni e l ’ imposizione di confini in un mondo sempre più globalizzato 1 . L ’ innalzamento di muri, le 1 . Il fenomeno della globalizzazione è qui inteso come processo secolare, iniziato con la conquista delle Americhe, che procede di pari passo con l ’ espansione e le trasformazioni del modo di produzione capitalista (Quijano, 2000 ). Altri approcci identificano l ’ avvio della globalizzazione con la crisi di Bretton Woods e l ’ affermazione dell ’ ideologia “neoli-berista”, come le teorie  globaliste e la  New Global History , oppure con un processo millena-  󰁵󰁮󰁡   󰁳󰁴󰁯󰁲󰁩󰁡   󰁤󰁩   󰁣󰁯󰁮󰁦󰁩󰁮󰁥 1󰀴 tecniche di controllo, la moltiplicazione dei confini e le numerose legifera-zioni finalizzate all ’ espulsione dei migranti hanno segnato le narrazioni più recenti, restituendo un ’ immagine che predilige la divisione, la frammen-tazione, fino alla militarizzazione delle demarcazioni territoriali (Dunn, 1󰀹󰀹󰀶 ). Tale narrazione emerge contemporaneamente a una visione dello spazio, promossa da alcune teorie della globalizzazione di fine Novecento, in cui i flussi di merci e informazioni si dipanano liberamente in un mon-do finalmente privo di barriere. Dunque, confine e circolazione appaiono in queste narrazioni termini opposti e spesso inconciliabili. Ampliando lo sguardo a ritroso nel tempo, altri filoni di studi hanno invece posto l ’ accen-to sulla persistenza degli elementi di contiguità storica e sull ’ incessante mo-bilità della “specie umana”, nonostante il rafforzamento di argini alla libera circolazione delle persone. In questa prospettiva, gli storici della migrazione hanno inizialmente prediletto lo scenario “americano” per sottolinearne la continuità culturale con la madrepatria, dedicandosi poi a una grande tas-sonomia delle migrazioni che ha evidenziato le dinamiche culturali e i pro-cessi d ’ ibridazione simultanei alla diffusione di legislazioni e barriere volte a segmentare lo spazio globale (Baily, 1󰀹󰀹2 ; Hoerder, 2002 ) 2 . Questo volume coglie la storicità del processo di globalizzazione in cui la circolazione di merci e persone non è in contraddizione con i blocchi al-la loro mobilità. Al contrario, lo studio dello  spazio di frontiera evidenzia la storica coesistenza e l ’  attività mutuamente costitutiva delle funzioni di connessione e divisione, filtro legislativo e movimento migrante, contatto e barriera, cattura e fuga dal lavoro, partizione e circolazione. Eppure, “frontiera” è un termine che sfugge sempre, talmente polise-mico da non poterlo definire in modo univoco (Raffestin, 1󰀹󰀸󰀷 ). È spesso ridotta a sinonimo di confine, vero protagonista del dibattito politico e intellettuale degli ultimi decenni per essere divenuto il simbolo della di-fesa della nazione, della barriera all ’ invasione dei poveri e della tutela del benessere dell ’ Occidente. Questa postura echeggia quell ’ idea «classica» rio che segue la crescita e le interazioni sin dagli albori delle comunità umane (Mezzadra, Petrillo, 2000 ; Hopkins, 2002 ; Mazlish, 200󰀶 ; McKeown, 200󰀷 ). 2 . Oltre al campo di ricerca della storia globale delle migrazioni, lo studio di Sandro Mezzadra e Brett Neilson ( 201󰀴 ) è annoverabile tra quelle analisi che esulano da una vi-sione prevalentemente oppositiva e assegnano al confine una proprietà caratteristica del  partage ,   in cui divisione e connessione convivono nello stesso concetto. La distinzione tra frontiera e confine lascia il passo alla centralità di quest ’ ultimo per farne un «dispositi- vo epistemico» che definisce tassonomie e impone nuovi processi di gerarchizzazione nel mondo attuale. Il confine diviene un vero e proprio metodo  nel produrre «i tempi e gli spa-zi del capitalismo globale» (ivi, p. 1󰀸 ).
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