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Lineamenti in antropologia dei disastri. Un inquadramento teorico e alcune riflessioni dallo Sri Lanka al Modenese

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Lineamenti in antropologia dei disastri. Un inquadramento teorico e alcune riflessioni dallo Sri Lanka al Modenese
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  Resoconto annula del progetto di dottoratoSummer School 25-26-27 Settembre 2012Dottorato in StoriaIndirizzo: Studi storici delle religioniXXVII ciclo LINEAMENTI DI ANTROPOLOGIA DEI DISASTRIUn inquadramento teorico e alcune riflessioni dallo SriLanka al Modenese. Presentato da Tutor  Silvia Pitzalis Prof.ssa Adriana Destro Discussant Prof. Gianluca Ligi INDICE.......................................................................................................................................pag. 2 1  Introduzione...............................................................................................................................pag. 31. Cos’è l’antropologia dei disastri: obiettivi principali.........................................................pag. 52. Definizione di disastro..........................................................................................................pag. 63. Diversità culturale e diversità percettiva: l'ambiente non è solo fisico...........................pag. 94. Vulnerabilità e rischio come prodotti culturali.................................................................pag. 115. Vulnerabilità sociale e vulnerabilità ambientale...............................................................pag. 126. Dallo Sri Lanka al modenese. Quando le ipotesi non trovano riscontri sul campo.......pag. 15 7. Presentazione del nuovo progetto: “LA TERRA TREMA”. Un percorso di indagine ealcune riflessioni in Antropologia dei disastri.......................................................................pag. 22 7.1. Oggetto di ricerca..............................................................................................................pag. 227.2. Obiettivi e finalitá...............................................................................................................pag. 227.3 Status questionis..................................................................................................................pag. 26 7.4. Metodologie, strumenti e percorsi......................................................................................pag. 27  8. Bibliografia...........................................................................................................................pag. 30Introduzione  " [...]Conobbi anche la sofferenza e il terrore: dai sopravvissutiascoltai storie di uomini, donne e bambini che mentre fuggivano verso le montagne, erano stai risucchiati nel mare 2  dello tsunami[...][…] Come ogni catastrofe la tragedia che ci ha travolto èun'opportunità per chiederci chi siamo veramente. Sarà questala cosa più importante quando cominceremo a ricostruire, non solo i nostri ospedali crollati o le autostrade bloccate, maanche la nostra precaria identità […] ". 1 Alla luce dei terribili disastri verificatesi negli ultimi anni, emerge come la drammaticitàdegli eventi catastrofici assuma, oggi più che mai, una rilevanza forndamentale che ci pone difronte a precise domande atte alla configurazione della necessità di rendere il disastro culturalmenteaccettabile e socialmente comprensibile. La necessità della costruzione di senso riguarda diversiattori sulla scena sociale e la considerazione di una vasta gamma di variabili, da osservare edanalizzare accuratamente.Un disastro porta con sè uno sconvolgimento del mondo naturale al quale si sommal'inevitabile stravolgimento del mondo interiore di chi vi rimane coinvolto. Ne consegue ilverificarsi di uno  shock antropologico che trasforma irreversibilmente il modo di pensare e dicomportarsi degli individui, in riferimento non solo alla tecnologia e all'ambiente naturale (Beck,1995), ma anche alle concezioni del sè identitario e della propria cultura. La catastrofe, causandouna vera e propria crisi di senso e il collasso del quotidiano, fa emergere un grave senso di disagioe incertezza, esperito ed espresso in molteplici e differenti modi. Il senso di impotenza di fronte allaforza devastatrice della natura contrasta con la voglia di tornare alla “normalità”, concettolocalmente definito. Per poter capire cosa provoca un evento catastrofico è necessario, dunque,sottoporre ogni azione umana individuale e collettiva ad attenta osservazione, indagine ed analisi(Ligi, 2009).La riflessione sul senso del male, culturalmente e localmente determinata, produce uncorpus di conoscenze complesso riguardo al mondo e alla natura umana, attraverso il quale il nessouomo-luogo viene continuamente messo in discussione e ri-definito. La ricostruzione del  sapere sul  senso male è strettamente legato alla teoria della causalità, alla percezione del rischio, all'idea del pericolo, alla posizione dell'uomo di fronte al proprio ambiente. Al verificarsi di una calamità lasensazione di precarietà e di incertezza, i dispositivi simbolici e bio-sociali di comprensione einterpretazione della realtà perdono completamente ogni potere esplicativo: le nostre ancore socio-culturali sembrano venir meno, non avendo più alcun significato. La cultura deve necessariamenteoperare una profonda e accurata ricostruzione del sociale e dell'individuale per consentirenuovamente la vita (Rosaldo, 2001), implicata in continui processi storici, sociali e culturali (Ligi,2009) ed è proprio in risposta a questi eventi che il potere antropopoietico della cultura emerge con 1 - Tratto dall'articolo di Dorfman A., «Il terremoto del nuovo Cile», in  Internazionale , n.836 (17), pp. 11 3  tutta la sua forza.In tutte le società gli individui elaborano definizioni e classificazioni in riferimento alconcetto del male, che comprende differenti accadimenti. Da questo contesto emergono domandeinerenti la natura del male, le sue tipologie, i rapporti gerarchici che tra queste vengono a stabilirsi,le modalità di reazione, le spiegazioni che il verificarsi del male richiede, i processi di attribuzionedi colpa e la ricerca dei responsabili. Si tratta di problematiche che presentano una naturasquisitamente culturale, comprensibili solo se pensate come connesse a determinati contesti. Ifenomeni che vengono collocati nelle categorie del male dalle varie popolazioni richiedonoun'immediata interpretazione, un conferimento di senso. Per tollere un disastro, renderloculturalmente pensabile e socialmente accettabile occorre dargli un senso e le società non possonoevitare di ricercare motivazioni, classificazioni e rimedi (Remotti, 1996).Si pone come necessario e urgente affrontare da un punto di vista socio-antropologico lemodalità attraverso le quali il male produce e costruisce conoscenze/coscienze locali riferite adesso, etnograficamente variabili, frutto di lunghi e intensi processi storici, per poter studiare megliola vulnerabilità ai disastri e comprenderne gli effetti sulle modalità culturali che orientano la percezione del rischio (Ligi, 2009).I sistemi di credenze in base ai quali gli individui elaborano le proprie visioni del mondomettono in evidenza come, in differenti contesti culturali, venga plasmata l'idea di precarietàumana, del destino, della colpa, della causalità degli eventi, sulla cui base poi gli attori socialicompiono specifiche azioni e operano determinate scelte concrete, tentando di reagire di fronte aldisastro. Si elabora culturalmente un interrogativo profondo sulle cause, sul senso complessivo daattribuire all'evento estremo. Si impone la necessità di studiare attentamente le modalità attraversole quali, nelle diverse società, vengono stabiliti differenti nessi causali sul perchè è capitata unadisgrazia, la cui analisi e comprensione risulta indispensabile per comprendere la percezione localedel rischio, etnograficamente e storicamente variabile. Si stabilisce un'efficace correlazione tramale materiale e male morale, grazie alla quale, di fronte al cataclisma ci si sforza di elaborareun'interpretazione dell'evento in termini di ricerca delle cause, come analisi empirica dei nessicausali. Questo si traduce in un processo di attribuzione di colpa e tende a spostare la questione intermini di valori e di responsabilità individuali (Ligi, 2009).In conclusione presupposto fondamentale dell'approccio antropologico è in prima istanza laconsapevolezza di aver a che fare con dei localismi e di non poter elaborare nozioni generaliuniversalmente valide. La soggettività di questo sapere deve essere ribadito e accettato e siconfigura come punto essenziale da cui partire per qualsiasi ricerca di carattere sociale.4    1. Cos’è l’antropologia dei disastri  : obiettivi principali L' antropologia dei disastri è quell'ambito di studi in cui le teorie e i metodi tipicidell'antropologia socio-culturale vengono applicate allo studio delle catastrofi. La domandafondamentale che si pone questa disciplina si interroga su cosa si debba intendere con la parola “disastro” e a quali eventi fisici, ecologici e sociali la si debba applicare. L'attenzione viene postasugli aspetti socio-culturali degli eventi catastrofici, con l'intento di migliorarne la comprensione, la prevenzione e attenuare i danni post-impatto. L'intento è quello di affinare l'analisi e la modellisticadi tipo fisico-tecnico e ingegneristico, concettualizzando l'importanza delle componenti sociali eculturali di un disastro e la loro vulnerabilità trans-culturale (Ligi, 2009).I numerosi eventi disastrosi che oggi caratterizzano la "seconda modernità" (Beck 2001) incui viviamo possono essere causati da eventi prettamente naturali , quali terremoti, eruzionivulcaniche, bradisismi, eventi meteorologici di particolare violenza, o da eventi naturali ma indottidalla presenza e/o attività dell’uomo come frane, alluvioni, incendi non confinati. Esistono poicatastrofi generate da eventi tecnologici , come   incendi, esplosioni, diffusione di sostanze tossiche oinfiammabili negli impianti o nel trasporto di sostanze chimiche, collasso di grandi strutture o retitecnologiche. Anche gli eventi sociali  possono essere causa di catastrofi   in conseguenzadell'improvvisa migrazione di popolazioni, tra cui i disastri di natura bellica, quali conflitti armatied insurrezioni, e quelli di natura biologica e sanitaria (malattie infettive e carestie). Inoltre, aiclassici incidenti legati ai trasporti e alla produzione industriale si sono aggiunti ultimamente quellilegati ad imprevedibili eventi distruttivi delle strutture o ad atti illeciti come crolli ed esplosioni distrutture fisse e attentati terroristici. Può infine accadere che alcune di queste tipologie di disastro si presentino contemporaneamente (come per il disastro di Fukushima del 11 marzo 2011), presentandosi in una successione consequenziale dagli effetti devastanti (es. terremoto-tsunami-fuoriuscita di sostanze radioattive).Questo allarmante stato delle cose trova le sue motivazioni da un lato in un sempre piùrapido incremento demografico del Pianeta, che grava sull'equilibrio ecologico, alterandoloinesorabilmente; dall’altro nelle sempre più specializzate strutture industriali che lavorano allespalle di complessi sistemi operativi in cui gli equilibri di ruolo e comunicativi tra le parti non possono essere completamente tutelati. Tutto ciò viene rafforzato dall’avanzamento della ricercascientifica verso nuove dinamiche organizzative dello spazio e degli interventi di soccorso.Alla luce di questi dati, l’antropologia dei disastri si pone due obiettivi (Hoffman,Oliver-Smith, 1999):1. sottolineare l’importanza dello studio e dell'analisi dei momenti di crisi nei sistemi socialinei quali esse si manifestano per comprenderne meglio la struttura ed il funzionamento;5
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