Entertainment

48 pages
5 views

Flora dei Siti Natura 2000 di Foce Reno e Foce Bevano - Parco Delta del Po - Emilia Romagna

of 48
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
Flora dei Siti Natura 2000 di Foce Reno e Foce Bevano - Parco Delta del Po - Emilia Romagna
Transcript
  Indice Prefazione .............................................................................................................................................................................................................................. 3Introduzione ...................................................................................................................................................................................................................... 4Gli ambienti presenti nei siti di Foce Reno e Foce Bevano ......................................................................... 7Habitat di interesse comunitario ....................................................................................................................................................... 8Descrizione voci specie ................................................................................................................................................................................. 12Elenco schede per specie ............................................................................................................................................................................ 13Bibliogra fi a ...................................................................................................................................................................................................................... 45 Quaderni dell’IBIS  La collaborazione tra la Casa Matha e l’Associa-zione di Volontariato L’Arca, che nel 2010 aveva già prodotto il Quaderno IBIS  (Inventario della Biodi-versità Speci fi ca) dedicato alla fl ora delle storiche Pinete di San Vitale, Classe e Cervia, è continuata nel 2011 con il presente lavoro, dedicato agli impor-tanti siti della Rete Natura 2000 di Foce Reno (Bel-locchio, Ancona, S. Clemente di Primaro) e di Foce Bevano (Ortazzo, Ortazzino e Foce Bevano).Il Progetto IBIS 2000, dedicato alla raccolta dati “sul campo”, all’elaborazione scienti fi ca ed alla pubblicazione dei Quaderni  relativi ai più signi fi -cativi siti naturalistici di Ravenna e del Parco del Delta del Po, rappresenta un meritevole esempio di censimento organico della biodiversità, svolto su  base volontaria ma con competenze professionali.Nel mio duplice ruolo di Primo Massaro della Casa Matha e di Presidente dell’Associazione di Volontariato L’Arca sono lieto di partecipare fatti-vamente al Progetto e di presentare questa pubbli-cazione che arricchisce la conoscenza del nostro ter-ritorio con centinaia di segnalazioni, tra cui molte specie rare o addirittura ritenute estinte.Paolo Bezzi Primo Massaro RINGRAZIAMENTI Si ringraziano per la disponibilità e la preziosa collabora-zione il personale del Corpo Forestale dello Stato ed in par-ticolare dell’Uf  fi cio Territoriale per la Biodiversità di Punta Marina (RA) e del Posto Fisso di Casal Borsetti. Per le proprietà private presso la foce del Reno si rin-graziano l’Azienda Orsi Mangelli e Paolo Ciani e per quel-le presso foce del Bevano la direzione di Parsitalia e Walter Convertito, senza i permessi ed il supporto dei quali non avremmo potuto completare una parte signi fi cativa del pre-sente lavoro. Si ringraziano inoltre Alessandro Alessandrini (Istituto per i Beni Artistici e Culturali, Regione Emilia-Romagna), Filippo Piccoli (Università di Ferrara), Enrico Ban fi  e Ga- briele Galasso (Museo SN di Milano), Enzo Bona, Fernando Barluzzi e Franco Fenaroli (Assoc. Botanica Bresciana, ABB), Mimmo Perico e Germano Federici (Gruppo Flora Alpina Bergamasca), Fabrizio Martini (Università di Trieste); Ralf Hand (Giardino botanico di Berlino); Lorenzo Peruzzi (Uni-versità di Pisa); Francesco Di Carlo (Museo SN di Verona) per la consultazione dell’erbario Zangheri; Sabrina Rilke (Università Greifswald - Germania); tutto lo staff e gli uten-ti del sito www.actaplantarum.org, Giulio Corazzi e Sergio Montanari per le numerose informazioni ricevute a suppor-to di varie identi fi cazioni. Un ringraziamento particolare va a Maurizio Sirotti per l’assidua frequenza sul campo ed il valido contributo a que-sto lavoro.In fi ne, last but not least , un sincero grazie a Carmen, Edda e Grazia per le – magari poche, ma sempre troppe – ore di veglia sottratte al talamo nuziale.  – 3 – Ravenna, novembre 2011 GL - NM - DS PREFAZIONE Agli albori del III millennio la corretta gestione dell’ambiente e del territorio non può prescindere dall’applicazione di corrette politiche di sostenibi-lità ecologica.In queste politiche i bilanci di energia e di mate-ria di ogni ecosistema devono consentire un saldo positivo per l’ambiente. In altre parole i consumi di energia, di risorse e di materie devono ridurre il loro impatto sull’ambiente in modo da consentirne il godimento anche per le generazioni a venire.Alla base di una reale gestione sostenibile sta dunque la conoscenza dei bilanci di energia, intesa in tutte le sue forme; tra queste, nella catena alimen-tare che consente il perpetuarsi della vita nel piane-ta, si devono conoscere e quanti fi care i vari anelli che, partendo dall’input di energia solare, passano per le biomasse vegetali (produttori) a quelle ani-mali (consumatori del 1° e 2° ordine).Conoscere signi fi ca non solo disporre di un ‘ca-talogo’ il più completo possibile dei beni in ogget-to, ma anche cogliere le complesse interazioni che li collegano (interrelazioni ecologiche).Purtroppo, al momento, non solo il catalogo di tutte le forme viventi è ancora ben lungi dall’essere completato, ma le decisioni e le scelte delle politi-che socio-economiche sono già responsabili di un grave – e forse irreversibile – degrado dell’ambien-te e del territorio.Nell’intento di ridurre, per quanto possibile a forze volontarie ed assai limitate, la carenza di co-noscenze in grado di condurre a scelte sostenibili, l’associazione di volontariato L’ARCA sta affron-tando l’ambizioso progetto di redigere un elenco della biodiversità denominato Progetto IBIS (acro-nimo di Inventario della BIodiversità Speci fi ca), li-mitatamente alle aree naturali della fascia costiera ravennate, con particolare riguardo alle zone pro-tette e contigue al Parco Regionale del Delta del Po, Emilia Romagna.In considerazione del fatto che molti dei soci de L’ARCA contribuiscono da decenni sia agli stu-di che alla gestione del nucleo più signi fi cativo di zone umide d’acqua dolce ravennati, il comprenso-rio Punte Alberete-Valle Mandriole, è apparso ine-vitabile cominciare proprio da questo e dalla sua peculiare vegetazione.È apparso così, nel dicembre 2007, il primo Qua-derno dell’IBIS  intitolato “ Flora, Punte Alberete-Valle  Mandriole, Parco Delta del Po - Emilia-Romagna ”, con 444 specie su circa 500 ettari.Avendo successivamente conseguito una corre-sponsabilità di gestione per la Bassa del Bardello, si è ritenuto indispensabile far seguire a quello di Punte Alberete-Valle Mandriole il secondo Quaderno dell’I-BIS , dedicato a questo importantissimo biotopo, con 369 specie su circa 100 ettari del Bardello più quasi altrettanti ettari di residue dune costiere (2008).Il passo successivo non poteva che considerare la fl ora delle aree naturali protette ricadenti nella fascia costiera ed in particolare il complesso dei bio-topi tutelati come Riserve Naturali gestite dal Cor-po Forestale dello Stato.Nelle pagine del terzo Quaderno dell’IBIS  (2009), sono state considerate le associazioni e le specie di piante superiori rinvenute nell’ultimo decennio in questi biotopi, con le loro principali caratteristiche ecologiche.Il numero di specie rinvenute nelle Riserve Na-turali ha raggiunto l’inatteso valore di 568 specie su circa 1790 ettari, e molte di esse sono risultate rare e protette dalla legislazione regionale e nazionale, confermandone l’elevato interesse naturalistico.Non poteva poi mancare l’insieme delle foreste planiziarie che tuttora valorizza l’area costiera ra-vennate, le pinete ‘storiche’ di San Vitale, Classe e Cervia, residuo di un unico corpus  forestale che nel-la metà del XVII secolo raggiungeva una super fi cie totale stimata da Francesco Ginanni in 6.526 ettari, mentre studi più recenti la valutano in poco più di 7.000 ettari. Ora la super fi cie si è ridotta a poco più di 2.000 ettari ma la persistenza per oltre un millen-nio di questo importantissimo ambiente forestale ne attesta la grande importanza naturalistica.Infatti l’elenco presentato nel quarto Quaderno  (2010) ha riportato ben 844 specie, un numero che si avvicina agli 890 taxa  (sottospecie comprese) censiti da Pietro Zangheri nel suo classico lavoro del 1936 sulle pinete ravennati.Mancavano all’appello dell’ IBIS  ancora due ter-ritori di estensione e valore naturalistico signi fi cati-vo, i siti posti alle foci del Fiume Reno e del Torren-te Bevano, per cui si è ritenuto opportuno dedicare ad essi il quinto Quaderno , concentrando su di essi l’attenzione e le uscite del 2011.Anche in questo caso, come per le pinete stori-che, le ricerche effettuate risultano inevitabilmen-te meno complete rispetto ad altri biotopi e siamo certi che successive indagini, già programmate, po-tranno aumentare il numero già signi fi cativo (681) delle specie rinvenute.  – 4 – INTRODUZIONE L’interesse pubblico per la fascia litoranea della co-sta ravennate si è andato manifestando con crescente evidenza dalla seconda metà del secolo scorso, quando il cosiddetto “bene spiaggia” ha subito una rapida “va-lorizzazione” socio-economica che mentre produceva una diffusa urbanizzazione della costa (edi fi cazioni) e dell’arenile (stabilimenti balneari) ne ha contestualmen-te compromesso – o in gran parte annullato, specie per l’arenile sabbioso – la peculiare valenza naturalistica, ol-tre che la ben nota funzionalità come sistema naturale di difesa costiera.La riscoperta della fondamentale importanza dell’in-tegrità delle fasce dunose costiere nel mantenimento dell’equilibrio dinamico del litorale (in particolare dopo i recenti e fondamentali lavori del geografo Paolo Fab- bri e dei suoi collaboratori e successivi ricercatori) si è poi recentemente rafforzata con il riconoscimento della necessità di una gestione integrata delle zone costiere (GIZC), strategia messa a punto con il concorso degli Enti territorialmente competenti, dalla Regione Emilia-Romagna al Consorzio del Parco del Delta del Po, dalle Amministrazioni Locali alle Istituzioni Universitarie, an-che sotto la costante “attenzione” e sollecitazione delle Associazioni ambientaliste locali, compresa la nostra.L’interesse delle associazioni protezionistiche per la conservazione del patrimonio naturale risiede nel fatto che uno degli aspetti più rilevanti dell’ambiente delle dune sabbiose costiere è costituito dalla caratteristica ve-getazione, che comprende specie ecologicamente adat-tate al particolare substrato litologico, ed il cui manteni-mento è fondamentale per la ottimale conservazione sia della duna in sé sia del territorio retrostante.Purtroppo la grave alterazione del sistema dunoso ha lasciato lungo la costa ravennate solo poche relitti del campo dunare che si estendeva, pressoché ininterrotto su gran parte dei trentasette chilometri del litorale, fi no alla prima metà del secolo scorso.L’attenzione ai beni naturali, ed in particolare le inda-gini sulla fl ora spontanea e la redazione di elenchi delle specie che concorrono alla biodiversità vegetale degli ambienti ravennati, costituiscono da tempo un impegno della nostra associazione, che ha portato nel 2000 all’av-vio del cosiddetto Progetto IBIS 2000.IBIS, oltre che il nome dell’uccello scelto come simbo-lo dell’oasi delle Punte Alberete, è l’acronimo di Inven-tario della BIodiversità Speci fi ca ed il progetto si concre-tizza con la redazione e la pubblicazione di un accurato ed aggiornato inventario delle specie fl oristiche presenti nei principali biotopi ravennati. Il primo Quaderno dell’IBIS , pubblicato nel dicembre 2007, è stato dedicato alla Flora di Punte Alberete e Valle Mandriole, comprensorio di zone umide d’acque dolci che da anni vede l’impegno dei volontari de L’ARCA e di associazioni protezionistiche, attivi in primo piano sia per le ricerche scienti fi che e la divulgazione naturalistica che per la gestione operativa vera e propria, in virtù di apposite convenzioni, stipulate dapprima con il Comu-ne di Ravenna ed in seguito con il Parco regionale del Delta del Po. Dopo il recente accordo per la collaborazione de L’Ar- Biodiversità, ricchezza della natura Nel signi fi cato più comunemente diffuso, per ricchezza si intende il possesso di beni materiali e la disponibilità di servizi o, più semplicemente, il possesso di denaro che consente di fruirne in piena e larga disponibilità.Accanto a questa ricchezza cosiddetta materia-le esiste anche una ricchezza culturale, che deriva dalla conoscenza ed uso delle nozioni storiche, artistiche, scienti fi che, nonché della lingua e delle tradizioni dei popoli. Le due ricchezze, materiale e culturale, valgono in genere in riferimento ad individui umani singoli o a loro gruppi più o meno estesi: famiglia, tribù, città, regioni, nazioni.Ma se ci riferiamo alla natura in cui l’uomo vive, come si misura la sua ricchezza?La ricchezza della natura si misura con la di-versità biologica, o biodiversità, cioè “la varietà e la variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici che li comprendono”, secondo una delle de fi nizioni più note e complete.La biodiversità costituisce dunque un attributo fondamentale di ogni sistema vivente, a qualsiasi livello di organizzazione la si consideri, dall’in fi ni-tamente piccolo (cellula) fi no ad ambienti di gran-di estensioni (regioni).Si possono considerare tre livelli principali di diversità biologica: la diversità genetica, che ri-guarda numero e frequenze geniche all’interno di una singola specie vivente, la diversità speci fi -ca, che riguarda numero e frequenze delle specie all’interno di un dato ambiente o ecosistema, e la diversità ambientale – e di comunità – che riguar-da numero ed estensioni relative dei tipi di habi-tat/ecosistemi in una data regione.Per gli usi pratici, ed in riferimento a territori non troppo estesi, la diversità speci fi ca è il para-metro più usato per esprimere sinteticamente la ricchezza di un ambiente naturale.Senza entrare nel complesso campo della misu-ra scienti fi ca (statistica) della biodiversità come pa-rametro ecologico – citiamo solo indicativamente i classici indici di di Shannon  e di Simpson  (in Ferrari, 2001) – come primo livello di informazione ci si può accontentare del semplice numero di specie  di-verse presenti nel sito considerato, indicato come ricchezza speci fi ca.Questo livello infatti non implica laboriosi cal-coli di frequenze dei singoli taxa , ma solo (si fa per dire…) una adeguata conoscenza tassonomica, cioè la capacità di distinguere le singole specie pre-senti nel territorio.In riferimento a due grandi categorie di esseri viventi si parla in fi ne di biodiversità vegetale e di  biodiversità animale, in generale o a vari livelli tas-sonomici: come risulta evidente, il presente lavoro si occupa di biodiversità vegetale ed esattamente di ricchezza speci fi ca della fl ora vascolare nel ter-ritorio ravennate.  – 5 – ca con il Comune di Ravenna per la gestione della Bassa del Bardello (novembre 2007) si è ritenuto opportuno de-dicare il secondo Quaderno dell’Ibis  a questo piccolo ma importantissimo biotopo.La presenza di un consistente campo di dune fossili, accanto ai prati umidi più o meno inondati e più o meno salmastri, soprattutto in corrispondenza della depressio-ne centrale dell’antica bassa del Pirotolo, ci ha indotti ad inserire come utile riferimento assieme alla fl ora del Bar-dello anche quella delle dune costiere recenti.Scelta che può essere considerata accettabile dal pun-to di vista della storia geologica, della natura litologica del substrato pedologico, dalla contiguità fi sica ed in fi ne dell’evoluzione ecologica, in considerazione del fatto che le formazioni dunose possono essere considerate come una fase embrionale delle zone umide costiere.Seguendo questa logica ci è apparso congruente far seguire ai primi due Quaderni dell’IBIS , un terzo docu-mento sulla fl ora del complesso di biotopi ricadenti nella fascia litoranea ravennate, accomunati da un importante vincolo di tutela conservazionistica a livello nazionale in quanto inclusi nel sistema delle Riserve Naturali dello Stato italiano.Va subito evidenziata una signi fi cativa differenza fra i  biotopi considerati nei primi due Quaderni e quelli consi-derati nel terzo: ed è una signi fi cativa … differenza d’età.Infatti, se il margine occidentale di Punte Alberete è datato dai geologi al V secolo d.C. e la Pineta S. Vitale è sorta su una fascia di cordoni dunali formatisi dal X al XV secolo, i biotopi costieri inclusi nelle Riserve Naturali di Stato risalgono ad epoche ben più recenti; pur nella loro diversa natura e struttura ecologica – da dune a bassure retrodunali, stagni salmastri ed in fi ne pinete litoranee – i territori in oggetto si sono andati formando dopo la fi ne del ’700.Nel corso del XIX secolo si assiste ad una profonda modi fi ca dell’andamento della linea di costa del litora-le ravennate, inizialmente caratterizzata dalle due im-ponenti cuspidi fociali deltizie del Po di Primaro/ fi ume Reno a Nord e dai Fiumi Uniti a Sud della città.Il disfacimento dei due apparati deltizi comportò da allora una rideposizione dei materiali lapidei inerti, pre-valentemente sabbie, nelle aree intermedie, fi no a “retti fi -care” la linea di costa in un unico seno marino dolcemen-te arcuato.Alla fi ne del XIX secolo questo processo geomorfo-logico era molto avanzato, e le aree costiere venutesi a formare ad oriente di Ravenna, su di un fronte litoraneo di circa una trentina di chilometri, costituivano un vasto insieme naturale di dune e stagni retrodunali.La storia di come quelle plaghe litoranee di nuova for-mazione allora deserte e remote vennero acquisite dallo Stato italiano ed entrarono nelle vicissitudini socio-eco-nomiche del nostro territorio, è stata raccontata dall’arte- fi ce della loro “boni fi ca”, il ravennate Luigi Rava ( La Pi-neta di Ravenna, piccola storia di una grande boni  fi ca , ENIT, Roma 1926).All’interessante testo di Rava ed anche all’introdu-zione del terzo Quaderno dell’IBIS , intitolato Flora, Riserve Naturali dello Stato nell’area costiera di Ravenna  (dicembre 2009) si rimanda chi fosse desideroso di ulteriori appro-fondimenti sull’argomento.Non poteva poi mancare un quarto Quaderno , dedica-to alla biodiversità fl oristica delle cosiddette pinete stori-che ravennati di San Vitale Classe e Cervia, che ha con-fermato una ricchezza vegetazionale di grande rilevanza, come accennato anche in Prefazione.Erano fi nora rimaste pressoché escluse dalle nostre in-dagini sul campo due importanti aree costiere, poste alle foci del Fiume Reno, a nord e del Torrente Bevano, più a sud, oggetto del presente Quaderno  e di cui si tratta più a lungo qui di seguito e nella descrizione delle biocenosi, oltre che ovviamente, nell’Elenco delle specie. I SITI NATURALISTICI ALLE FOCI DEL RENO E DEL BEVANO L’evoluzione geomorfologica della linea di costa del ravennate, alla cui complessità si è già accennato nei pre-cedenti Quaderni , ha portato negli ultimi due secoli ad un avanzamento progressivo del litorale soprattutto presso alcune foci ed al successivo smantellamento delle relati-ve cuspidi fl uviali, con retti fi cazione del fronte litoraneo.A partire dal ’900 la linea di costa è rimasta relati-vamente stabile, sia pure con assestamenti più o meno rilevanti dovuti all’erosione indotta dalla subsidenza e dal mancato apporto di inerti lapidei da parte dei fi u-mi, fenomeni su cui non è certo stata inin fl uente la mano dell’uomo; così come non lo è stata nella distruzione dell’apparato dunoso costiero e nell’ irrigidimento del fronte litoraneo con opere inamovibili di vario tipo, po-ste prevalentemente a tutela degli stabilimenti balneari.Nel processo di formazione dell’attuale linea di costa i fi umi hanno giocato un ruolo molto signi fi cativo e l’an-damento delle aste fl uviali e soprattutto degli apparati fociali mostra le tracce della tormentata vicenda che li ha portati fi no alla morfologia attuale. Questo fatto è facilmente veri fi cabile confrontando la cartogra fi a storica con quella attuale e chi si addentra in questa intrigante indagine può riconoscere le tracce suddette nelle aree meno antropizzate, come accade in particolare alle foci del Reno e del Bevano. In questi due siti condizioni diverse, ma concorrenti ad un medesimo risultato – cioè un ridottissimo inter-vento antropico – hanno consentito di mantenere il terri-torio in condizioni di assai maggiore naturalità rispetto al restante litorale romagnolo.Nel caso del Reno e di oltre un migliaio di ettari at-torno alla sua foce si sono veri fi cati due fatti che hanno fortemente limitato l’accesso pubblico e la trasformazio-ne dei suoli. Da un lato si è mantenuta da molti decenni fa ad oggi la presenza di una proprietà unica (i conti Orsi Mangel-li), con una gestione in parte come azienda agricola ed ittica tradizionale ed in parte come azienda faunistica venatoria, “riservata” a relativamente pochi “ospiti” ; dall’altro si è veri fi cata la presenza di un poligono di tiro ed esercitazioni militari dell’Esercito Italiano.Entrambe queste gestioni, pur non essendo dichiara-tamente orientate alla conservazione da parte dei pro-prietari e gestori, hanno impedito di fatto quella massic-cia trasformazione territoriale che ha coinvolto – e stra-volto… – il resto della costa romagnola, trovando nella relativa wilderness  dell’ambiente una intrinseca motiva-zione alla sua conservazione.Qualcuno potrà non essere d’accordo sulle riserve
Related Documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks
SAVE OUR EARTH

We need your sign to support Project to invent "SMART AND CONTROLLABLE REFLECTIVE BALLOONS" to cover the Sun and Save Our Earth.

More details...

Sign Now!

We are very appreciated for your Prompt Action!

x