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LO STRADON DI VILLA: “UNA VISTA CONTINUATIVA, LARGA E AMPIA PER MAESTÀ”

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     Antonio Draghi Agostino Sagredo, un nobiluomo veneziano per l’unità d’Italia   Mauro Manfrin Lo  stradon di villa: “ una vista continuativa, larga e ampia per maestà”    Antonio Foscari La dimora di Porzia a dieci miglia da Venezia Gianni Caravello Mirano e il Risorgimento  Diego Mazzetto I Canal a Campoverardo. Una villa, una nobile famiglia, una storia   Luca Barban Il sacello del Noce a Camposampiero  Massimo Benetollo e Pietro Menegus Il borgo rurale “Fratelli Grinzato” a Vigonza  Loris Vedovato La chiesa della natività della B.V. Maria a Santa Maria di Sala  Antonio Draghi  Il Dolo e  La Mira: una questione di articolo  Mauro Manfrin “Del novo disegno del Territorio Padoano”   In copertina: Disegno di villa veneta alla fine di uno  stradon  alberato, ingentilito da tralci di vite distesi come festoni, attribuito a Francesco Guardi. Inchiostro su carta vergata. Victoria and Albert Museum (Londra). € 10,00 LUOGHI E ITINERARI DELLA RIVIERA DEL BRENTA E DEL MIRANESE a cura di A NTONIO   D RAGHI   Volume Sesto PANDA EDIZIONI    3   LUOGHI E ITINERARI DELLA RIVIERA DEL BRENTA E DEL MIRANESE a cura di   A NTONIO  D RAGHI   Volume Sesto PANDA EDIZIONI    25   A 400 ANNI DALLA MORTE DI VINCENZO SCAMOZZI LO STRADON DI VILLA: “ UNA VISTA CONTI- NUATIVA, LARGA E AMPIA PER MAESTÀ ” di Mauro Manfrin  La definizione di  paesaggio  è materia liquida. Mentre di continuo si  producono enunciazioni che cercano di svelarlo, esso prende puntual-mente la forma di qualsiasi valore gli si voglia attribuire, proprio come acqua in un recipiente . Muta in ragione del vissuto di chi osserva e delle scale di riferimento inventate per descriverlo: temporale, dimen-sionale e culturale. Per questo, pur guardando tutti allo stesso brano di territorio, possiamo avere sensazioni spesso molto diverse. Potrebbe sembrarci un paesaggio “ culturale ” piuttosto che “ rurale ”, magari “  piatto ” oppure, semplicemente, “ bello ”. È un tema che da secoli ap- passiona studiosi di tutte le discipline, divenendo un campo di eserci-tazione ideale per gli artisti di ogni tempo e luogo, ma anche, com’è ovvio, ambito di scontro. Ad un certo punto, ad una certa fase della nostra cultura, abbiamo deciso che qualche elemento del paesaggio meritasse di essere tutelato e trasmesso alle generazioni future, arri-vando inevitabilmente a porci la domanda: cosa è degno di essere con-servato, piuttosto che trasformato o definitivamente cancellato? Dal punto di vista di chi scrive, nel nostro territorio il patrimonio sto-rico-culturale contribuisce in modo srcinale a delineare il paesaggio e, forse, per valore estetico, testimoniale e perché no anche economi-co, varrebbe la pena occuparsi di alcuni elementi relitti che difficil-mente trovano spazio nel dibattito disciplinare che di trasformazione del territorio si occupa. Ecco quindi il nostro compito: far conoscere ai  principali attori responsabili delle modifiche territoriali, ovvero gli abitanti, il valore storico, culturale, ambientale e - ribadiamo - econo-   26 mico dei luoghi che tutti i giorni, distrattamente, vivono e con cui inte-ragiscono costruendo loro stessi, giorno dopo giorno, il paesaggio in cui sono immersi. È stato scelto, in questi anni, di proteggere final-mente - e non senza grande fatica - le ville storiche, i giardini e gli oratori, mentre tra i vari elementi per ora esclusi dalla lista troviamo lo  stradon   di villa . Difficile dire in che periodo cominciò a diffondersi l’uso di quello splendido strumento di costruzione del paesaggio veneto che è stato lo “stradon”, come da sempre lo chiamano i veneti. È opinione di chi scrive che sia praticamente coevo alla nascita e alla formazione del “sistema villa” inteso come complesso di edifici, fondi e sistemazioni  paesaggistiche legate alla produzione agricola della proprietà venezia-na in terraferma 1 . Questo perché lo stradone aveva un’importanza fondamentale di collegamento tra il corpo padronale e le principali vie di comunicazione (strade pubbliche e canali) nonché di unione degli estesi fondi agricoli. Oltre ad avere questa veste funzionale, svolgeva anche un compito meramente scenografico: creava un cono di visuale unico sull’edificio principale, la “casa padronale”, che le faceva sem- pre da fondale, come una quinta teatrale. Potremmo pensarlo come un antesignano campestre di quelli che saranno, in epoche successive, i boulevard   alberati ampiamente usati in ambito urbano in tutta Europa. Era anch’esso, infatti, sempre alberato, a volte abbellito da statue e altre volte letteralmente “costruito”, teatralmente, per enfatizzare il complesso edilizio con cui si chiudeva la visuale. 1  In fin dei conti già Andrea Palladio nel ‘500 inseriva i suoi edifici in un territorio ordinato da assi prospettici, su modello delle antiche ville romane che ebbe modo di apprezzare personalmente nei suoi viaggi. Ne è un esempio la sua opera a Maser (TV), villa Barbaro, che non solo ospita ancora uno stradone di ottocento metri, anche se oggi è ridotto a viale, ma annovera tra gli affreschi di Paolo Veronese anche la vista di una villa posta alla fine di uno stradone.    27   Villa Barbaro a Maser (TV). Vista, dalla villa verso la campagna, scandita dalla sistemazione esterna e dal viale; l’affresco di Paolo Veronese che mostra una villa posta alla fine di uno stradone, usato da cavalieri e cacciatori, dove è evidente come questo facesse da trade d’union  tra la villa, il suo giardino, ed il territorio circostante.  Non sono da confondere con semplici “viali di accesso alberati”. Gli stradoni erano elementi grandiosi, realizzati per organizzare la dispo-sizione dei campi, dei canali e delle case coloniche in adiacenza. La costruzione assiale inanellava una sequenza di spazi a partire dal pun-to di approdo della barca, o di accesso della carrozza, fino al salone centrale del palazzo, proseguendo nella campagna o nel bosco retro-stante. Nelle zone collinari il tema si poteva disporre in terrazze bel-vedere, o in percorsi ascendenti/discendenti, dove la fusione tra ele-menti fisici del territorio ed il giardino era completa - con tanto di
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