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Il mercato professionale dei medici nella modernizzazione del paese (1920-1950), in L'arte di guarire. aspetti della professione medica tra medioevo ed età contemporanea, a cura di M.L. Betri e A. Pastore, Bologna, Clueb, 1993, p. 197-208

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Il mercato professionale dei medici nella modernizzazione del paese (1920-1950), in L'arte di guarire. aspetti della professione medica tra medioevo ed età contemporanea, a cura di M.L. Betri e A. Pastore, Bologna, Clueb, 1993, p. 197-208
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  L ARTE  DI  GUARIRE ASPETTI DELLA  PROFESSIONE MEDICA^ TRA  MEDIOEVO  ED ETÀ  CONTEMPORANEA cur di Maria  Luisa  Betrie  lessandro  Pastore  Marco Soresina IL  MERCATO PROFESSIONALE  DEI  MI Dld NELLA  MODERNIZZAZIONE  DEL  PAI SE (1920-1950)^ modernizz zione profession le Tra  il medico "biocrate"^,  cioè  burocrate  della salute,  Jella  pratica mutualistica a noi più  vicina,  e l'intellettuale sanitario della fine dell'Ot tocento,  che aveva riconquistato la fiducia della  società  grazie un  oculato empirismo  terapeutico  e  soprattutto  ad una  grande  attenzion»^  P^r l'igiene pubblica, sta un  periodo  di  intense  modificazioni sociali ed  economiche vissute dal  nostro paese,  una serie di fenomeni che prr  scì^'^pllficazione passano  sovente  sotto  la definizione di "modernizzazione".  T^^r  i medici -ma non solo per quel  settore  della  società,  si pensi ad evcmpic all'industria il  periodo  cruciale di  queste  modificazioni di orizzonti i^rofessionali, prospettive  di  mercato  e, in  parte,  diffusione di nuove tecniche  diagnostiche e presidi terapeutici, è costituito dagU anni Trenta. In u'>;l  periodo  infatti, si  sedimentano  alcune caratteristiche dell'agire del medico ttella  società  e delle  esigenze  della  società  nei riguardi dei medici, che .-irnaiiHono a  nostro parere  sostanzialmente  costanti - in  Italia  - sino  alla  •>^conda  metà  degli anni Cinquanta,  producendo  nel  contempo  una nuova fisionomia sociale del medico ancora  pienamente presente  ai giorni  nostr:. Tra  l'altro dagli anni Trenta i medici divengono, tra :  prcf  essionisti, la categoria  piìi  rilevante per  numero.  Gli studi soci>, i cM-ntemporanei attribuiscono  grande  importanza a  questo  primato  tra le ':rofr ^sioni liberali classiche, che  andrebbe  inteso come  l'acquisizione ci: jn i-rimato della categoria  nell'espletamento  della funzione di mediazic.v: dc'l^ contraddi zioni  del  processo  di sviluppo della  società  e quindi di  ^.',;tetir<o  del sistema dominante,  funzione propria degli intellettuali tradizior.ali firganizzati in professioni\ Istituto di  Storia  Medievale e Moderna niversità  degli  Stv;;  di  fAihno   98 Marco  Soresimr L'argomentazione  prende  le mosse da un'analisi gramsciana nota e -per  quanto  ci riguarda - pienamente da condividersi nel suo assunto e nel suo contesto originario (era pensata per l'Ottocento), ma che necessita di^ una più articolata disamina se applicata  alla  professione medica nei decenni centrali  di  questo  secolo. Non ci sembra infatti che si possa sostenere genericamente, semplicemente riprendendo  Gramsci,  che il medico itaha-' no tra anni  Venti  e Cinquanta del Novecento ha  soprattutto  assolto il suo ruolo di funzionario subalterno dell'egemonia sociale ; o meglio lo ha certamente fatto,  così  come - molto più di lui - l'insegnante, il giudice ed prete, tuttavia forti dubbi sono  sollevabili  su quella  continuità  storica ininterrotta anche da più complicati e radicah mutamenti delle forme sociali  e politiche di cui parlava  Gramsci^. A  mio parere al medico italiano è invece progressivamente venuta a mancare la  base  stessa entro cui definire il proprio schieramento di classe -  sia pure in funzione subalterna - vale a dire un diffuso privilegio economico per la categoria, la sicurezza del proprio ruolo e della propria professione, una indiscussa e tangibile - per  quanto  parziale - delega di potere . Un'involuzione  di carattere  ciclico  ha investito ed investe in  realtà  Ìl privilegio  economico dell'intero ceto medio, e nell'immediato primo dopoguerra,  così  come nel 1936-40, ed ancora nel 1945-49 ha colpito ben più  radicalmente gli interessi di  altri  mediatori di cultura classici,  primi tra  tutti gli insegnanti. La  particolarità  del caso dei medici sta nella correlazione molto forte, da sempre percepita all'interno della categoria, tra  privilegio  economico - considerazione  sociale  - compattezza  della  categoria ~ org nicità  del proprio  schieramento di  classe.  Un castello ad incastri che si sgretola rapidamente  quando  si  pone  in  crisi  anche soltanto uno dei suoi tasselli. Epifenomeno di  questo  modificarsi della professione e degli orizzonti e funzioni dei suoi membri è il  mercato o  meglio quella modernizzazione della  struttura produttiva, della composizione e circolazione della ricchez za,  della  società,  che investe  l Italia  tra anni Trenta e boom economico , quando  attraverso periodi estremamente  diversi  come la dittatura, la guerra mondiale e la guerra  civile,  la ricostruzione e la ripresa economica, l Italia  si forma come una  società  di massa. Queste pagine,  sulla  scorta dei dati  quanto  mai frammentari e povera mente  incompleti che si  propongono,  vuol  appunto  suggerire l'ipotesi di lavoro  secondo la quale nel periodo preso in esame la classe medica cessa di  esistere nella sua  unità,  il che farebbe venir meno Ìl ruolo dei medici in quanto  tali  come mediatori di cultura , ma dissolverebbe anche la funzione di provocazione sociale, la  capacità  critica  e propositiva, la  libertà  —Ilmercalo-pro/essionale dei  medici nella  modernizzazione  del  paese  •- .r r^r.199 di  giudizio e  l  coraggio  dell'iniziativa,  che  pure  i medici  ebbero  nei decenni tra  Unità  e restaurazione fascista. A  far da necessario contraltare  alla  fine di un'illusoria  unità <lella :  categoria vi è poi un indizio di  modernità  tra i medici italiani già dagli anni Trenta,  cioè  il precoce manifestarsi di una organizzazione corporativa di interessi di tipo modulare , non legata a un più generale  gruppo professionale, ma variamente articolata per funzioni o ruoli particolari, alimentatrice di un rivendicazionismo spesso esasperato,  certamente  privo di  una visione più ampiamente contestualizzata dei problemi e delle possibili  soluzioni. La  modernità  di un tale indirizzo è negli sviluppi degli anni successivi,  quando questo  modello di rappresentanza degli interessi finirà  per  penetrare  in gran  parte  dell'universo dei ceti medi, innervandosi non infrequentemente anche nel sindacalismo operaio. Come  tutte  le ipotesi di lavoro  l  percorso  proposto  risulta  poco  attento alle  sfumature e benevolo nei riguardi delle contraddizioni, che ci auguriamo invece  potranno emergere  in  tutta  la loro articolazione da auspicabili approfondimenti sui gruppi professionali e sui ceti intermedi nell'epoca della  più  recente  modernizzazione del  paese. dimensioni del merc to I  nodi dell'indagine sui rapporti tra compagine medica e mercato professionale  sono  - gerarchicamente citati -: 1) innanzitutto l'incremento numerico dei medici e la tendenza all'urbanizzazione (la pletora medica insomma)  ;  2) quindi l'accrescimento della domanda di prestazioni sanitarie dovuta alle  mutue  e la  conseguente  appetibilità  del mercato della salute per l'impresa privata, farmaceutica ed ospedaliera (cliniche ed ambulatori); 3) disgregazione della categoria dovuta alle sperequazioni dell'accesso ad un mercato più complicato, con i corollari della rincorsa  alla  specializzazione, dell'utilizzo  della  pubblicità del comparaggio . Qualche sporadico  dato  nazionale. Dal 1881 al 1936 la popolazione d'Italia  aumenta del 50%, i medici del 74%, nel corso di questi 55 anni tuttavia il  rapporto  medici/abitanti si modifica, come  dato  generale, in modo  scarsamente rilevante: da un medico ogni 1.500 abitanti ad uno ogni 1.300. Le  modificazioni più sostanziali in termini numerici avvengono nel ventennio successivo. Secondo il censimento del 1951 la popolazione italiana  è cresciuta di  circa  il 10% rispetto al 1936,  mentre  i medici esercenti  sono  il 62% in più, uno ogni 878 abitanti; ed  alla  fine degh anni Cinquanta il  rapporto  è  passato  ad un medico ogni 650 abitanti. Si tratta  200 arco  Soresina naturalmente di una pletora spuria , che se analizzata secondo dati disaggregati dimostrerebbe invece la sostanziale anemia della professione medica rispetto alle esigenze del paese,  soprattutto  nelle campagne del sud, ma anche nelle province del nord e  dell'ItaHa  centrale. Per  il  momento  però ci  interessa  sottohneare soprattutto  Tespansione del numero dei medici negli  anni Trenta-Cinquanta, segnalare i contorni di una professione sempre più urbana, anzi metropolitana, suggerirne le connessioni evidenti con lo sviluppo  sperequato  delle strutture ospedaliere (anche  queste soprattutto  urbane e metropolitane) e  soprattutto  della  mutu lità  sanitaria, fascista  e post-fascista. proposito della pletora professionale , su un giornale medico degli anni  Venti  si leggeva: probabile che nella nostra  società  la richiesta dell opera del medico  risentirà un  continuo incremento; ma la crescente richiesta non  potrà  mai essere bastevole ad assorbire  Fenorme congerie dei nuovi laureati, che superano ogni  possi ilità  di lavoro professionale. La sovrabbondanza di medici rispetto ai bisogni effettivi della popolazione è la causa [...] d inconvenienti e pericoli. Da parte dei medici, il danno più  palese e più ovvio che risentono [...] è la relativa disoccupazione. Gli introiti professionali si riducono non  solo  perché  ripartiti  tra un maggior numero di concorrenti,  ma anche per la  legge  dell offerta e della domanda: l offerta delle prestazioni ha per risultato di  rinvilirle.  L eccesso dei medici non può fare a  meno dì  compromettere anche la  moralità od almeno la  dignità  di tutta la classe,  poiché impedisce ad un certo numero di vivere decorosamente della loro professione: essi sono  indotti a ricorrere ad  arti  di concorrenza più o  meno  sleali, a risorse più o  meno riprovevoli.  Deprimendosi il livello  etico  della professione, non  solo  ne viene offuscato il prestigio, ma anche ridotta l efficienza . l  contesto era quello più generale della disoccupazione intellettuale del primo dopoguerra, i temi erano quelli della pletora , di cui i medici  italiani lamentavano di essere affetti sin  dall'inizio  del secolo; il  tono  era prosaicamente incentrato sui problemi del mercato e  sulla  impossibilità  di contenerne i confini e i vantaggi all'interno dell'ottica privatistica da sempre cardine della professione medica. Paradossalmente un fondamentale contributo  alla  sanitarizzazione della  società  e quindi  alla  proUferazlone delle competenze del medico era venuto proprio dalle articolazioni ottocentesche dell'associazionismo della famiglia  dei sanitari  italiani.  La spinta per la crescita delle competenze del tecnico-medico era stata tuttavia sempre configurata all'interno di un orizzonte libero-professionistico, ed è  sotto questo  profilo che mercato e medici  entrano in disarmonia a partire dagli anni  Venti. partire dal dopoguerra, infatti, assistenza e previdenza si sviluppano senza  il  medico,  la  c p cità  propositiva del tecnico della salute ottocentesco
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