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FINCO I contatti linguistici slavo-romanzi in Friuli e la palatalizzazione di CA e GA, in CE FASTU XXV, 2, 2009, pp. 197-220

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Establishing the origin and dating of the palatalization of the CA and GA clusters in the Rhaeto-Romance languages and in the Cisalpine area is one of the most debated problems in Romance linguistics, also because of the classificatory implications
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  Franco Finco  I CONTATTI   LINGUISTICI   SLAVO - ROMANZI   IN F RIULI   E   LA    PALATALIZZAZIONE   DI   CA    E   GA    IN   FRIULANO dedicato alla memoria di Roberto Gusmani  1. Nei suoi monumentali  Saggi ladini  Graziadio Isaia Ascoli indicò vari parametrilinguistici per «iscoprire la ladinità», tra di essi fondamentale è quello indicato conla lettera greca α , cioè il «passare in palatina la gutturale delle formole C + A e G  + A » (A SCOLI 1873, p. 337). La palatalizzazione delle occlusive velari davanti allavocale a etimologica è un’evoluzione fonetica che – com’è noto – ha interessatodiverse varietà della Romània occidentale ed è una caratteristica che connota for-temente il friulano, tanto da venir considerata una sorta di blasone e di tratto didistanziazione (  Abstand  ) rispetto ad altre varietà in contatto, segnatamente il venetoe l’italiano. Nelle lingue romanze tale palatalizzazione ebbe srcine dalla differen-te realizzazione fonetica di a romanzo (< lat. Ă , Ā ), condizionata dalla posizionesillabico-accentuale e sintattica: in posizione forte /a/ si sarebbe realizzato comel’allofono anteriorizzato [æ], che in alcune varietà romanze si è poi evoluto sino a[ ɛ ] fonematizzandosi (ad es. in francese, ladino sellano, ecc.) (cfr. C REVATIN 1992,p. 29; Z AMBONI 1995, pp. 62-63; C ELATA 2002, pp. 122, 130, 134). «Soprattutto neiterritori di massima evidenza questo fenomeno deve intendersi come molto anticoe probabilmente di lunga attività, ossia realizzato in fasi e riprese successive: lo sipone infatti intorno al sec. VI - VII , anche se le sue attestazioni non sono precocissime[...]» (Z AMBONI 2000, p. 160).La maggior parte delle varietà friulane oggigiorno ignora tale realizzazioneanteriore, tuttavia in alcune località per lo più periferiche (Erto, Cimolais, Lovea,Imponzo, Sezza, Artegna, Magnano in Riviera, Racchiuso) è documentata la pro-nuncia anteriore di a tonica, soprattutto – ma non solo – in condizioni di allun-gamento fonologico 1 . Ad esempio a Lovea troviamo: PR  Ā TU ( M ) > /pr ɛː t/ ‘prato’, * Una parte delle conclusioni e dei dati esposti in questo articolo è stata presentata al  XXV  e Congrès International de Linguistique et Philologie Romanes (Innsbruck, 2-8/09/2007), i cui Atti sono incorso di stampa presso l’editore Walter de Gruyter di Berlino. Si ringrazia la prof. Laura Vanelliper la lettura di una precedente stesura e per i suggerimenti.  1 Sulla diffusione in Friuli dell’anteriorizzazione di a tonico e le condizioni in cui tale fenomeno siverifica v. F INCO 2009.  198 Franco Finco LACU ( M ) > /l ɛː t/ ‘lago’, CL Ā VE ( M ) > /kl ɛː f/ ‘chiave’, R  Ā PU ( M ) > /r ɛː f/ ‘rapa’, N Ā SU ( M )> /n ɛː s/ ‘naso’, SALE ( M ) > /s ɛː l/ ‘sale’, N Ā T Ā LE ( M ) > /no ˈ d ɛː l/ ‘Natale’, MARE > /m ɛː r/‘mare’, POLLIC Ā RE ( M ) > /pole ˈɛː r/ ‘pollice’, CANT Ā RE > /can ˈ t ɛː / ‘cantare’, PAUS Ā RE >/poi ˈ s ɛː / ‘riposare’, * F Ā BELL Ā RE > /fave ˈ l ɛː / ‘parlare’, ARBORE ( M ) > / ˈɛ rbul/ ‘albero’, LARGA > / ˈ l ɛ r  ɟ e/ ‘larga’, FALSU ( M ) > /f  ɛ ls/ ‘falso’, ALTU ( M ) > / ɛ lt/ ‘ alto’, LABRU ( M )> / ˈ l ɛː vri/ ‘labbro’, MAC ( U ) LA > / ˈ m ɛːɡ le/ ‘macchia’, M Ā TRE ( M ) > / ˈ m ɛː ri/ ‘madre’, PATRE ( M ) > / ˈ p ɛː ri/ ‘padre’, STAB ( U ) LU ( M ) > / ˈʃ  t ɛː li/ ‘fienile, stalla’, CO Ā G ( U ) LU ( M ) >/ ˈ k ɛː li/ ‘caglio’, AQUA > / ˈɛːɡ e/ ‘acqua’, MANU Ā RIA > /ma ˈ n ɛ r  j e/ ‘mannaia’, L Ū MIN Ā RIA  > /lumi ˈ n ɛ r  j e/ ‘abbaino’, ecc. (Finco 2009, pp. 54-56). Dunque l’anteriorizzazionedi /a/ > [æ] (> [ ɛ ]) non è affatto ignota all’area friulana, inoltre la perifericitàdelle sue occorrenze e la netta tendenza a regredire potrebbero testimoniare unamaggior estensione in passato di tale fenomeno.L’anteriorizzazione di a costituirebbe dunque la necessaria premessa alla pala-talizzazione di /k/ e / ɡ / davanti alla vocale bassa (Z AMBONI 2000, p. 160) 2 . Leocclusive velari passano alle palatali [c] [  ɟ ], varianti allofoniche rispettivamentedei fonemi /k/ e / ɡ /. Si tratta dunque di un fenomeno di coarticolazione regres-siva in cui il luogo di articolazione da dorso-velare passa a dorso-palatale, ovveroun’assimilazione anticipatoria relativa al tratto [± arretrato]:k ɡ [+ arretrato] → c  ɟ [– arretrato] /  __  æ [– arretrato]Nell’evoluzione delle singole varietà romanze tale passaggio si è poi bloccato(e regredito) oppure si è esteso a posizioni srcinariamente non forti (sillabe toni-che chiuse) o anche atone, in altre parole si è generalizzato ad ogni stringa /ka/e / ɡ a/, indipendentemente dal contesto sillabico-accentuale srcinario (Z AMBONI  1995, p. 63).In friulano la palatalizzazione delle occlusive velari /k/ e / ɡ / davanti ad a eti-mologica produce rispettivamente le occlusive palatali /c/ e /  ɟ /, che nell’ortografiaufficiale sono trascritte con i digrammi ‹ cj  › e ‹  gj  ›. La palatalizzazione si verificain posizione iniziale e postconsonantica (anche dopo u  etimologica), comprese legeminate: CASA > / ˈ caze/ ‘casa’, CAPRA > / ˈ ca(v)re/ ‘capra’, CAPU ( T ) > /ca ː f/ ‘capo,testa’, CARRU ( M ) > /ca r / ‘carro’, CAMPU ( M ) > /camp/ ‘campo’, CARPENTU ( M ) >/car ˈ pint/ ‘sala del carro’, CAUSA > / ˈ cose/ ‘cosa’, CAUTU ( M ) > /co ː t/ ‘stabbiolo’, SC Ā LA > / ˈ scale/ ‘scala’, CALC Ā RE > /cal ˈ ca ː / ‘calcare’, CANT Ā RE > /can ˈ ta ː / ‘cantare’, BARCA > / ˈ barce/ ‘barca’, FURCA > / ˈ f  ɔ rce/ ‘forca’, MUSCA > / ˈ m ɔ sce/ ‘mosca’, SICC Ā RE  > /se ˈ ca ː / ‘seccare’, BUCCA > / ˈ b ɔ ce/ ‘bocca’, VACCA > / ˈ vace/ ‘vacca’, AUCA > / ˈ oce/‘oca’, PAUCA > / ˈ poce/ ‘poca’, GALLU ( M ) > /  ɟ al/ ‘gallo’, GAMBA > / ˈɟ ambe/ ‘gamba’, 2 «A following front vowel is the strongest environment that induces the fronting (and hence thepalatalization) of a velar consonant»; «the frontness of the tongue rather than its height is morecrucial for the palatalization of a velar consonant» (B HAT 1978, pp. 52, 54).    I contatti linguistici slavo-romanzi in Friuli e la palatalizzazione… 199 GAUD Ē RE > /  ɟ ol ˈ d ɛː / ‘godere’, LARGA > / ˈ lar  ɟ e/ ‘larga’, LONGA > / ˈ lun  ɟ e/ ‘lunga’, ecc.Le occlusive palatali /c/ e /  ɟ / in friulano hanno però anche altre srcini, soprattuttoda palatalizzazione delle occlusive dentali: TR  Ī ST Ī > /trisc/ ‘cattivi’, TANT Ī > /tanc/‘tanti’, V Ī GINT Ī > /vinc/ ‘20’, ecc.; in alcune varietà: /mar ˈ tj ɛ l/ > /mar ˈ c ɛ l/ ‘martello’,/ ˈ tj ɛ re/ > / ˈ c ɛ re/ ‘terra’, /pa ˈ dj ɛ le/ > /pa ˈɟɛ le/ ‘padella’, /djau   ̯ l/ > /  ɟ au   ̯ l/ ‘diavolo’,ecc. (F RANCESCATO 1966, pp. 56-57).Con la generalizzazione del processo di palatalizzazione e la sua estensione a ogniposizione sillabico-accentuale, la distribuzione delle occlusive palatali fu sempremeno restrittiva. Altri mutamenti fonetici, come la palatalizzazione di dentale e lamonottongazione di AU latino (es. CAUSA > / ˈ cose/, GAUD Ē RE > /  ɟ ol ˈ d ɛː /), hanno resopossibile la presenza delle occlusive palatali anche davanti a vocali diverse da a ein fine di parola. Si completa in tal modo la fonematizzazione di /c/ e /  ɟ /.Le occlusive palatali friulane hanno dunque distribuzione libera (statuto fone-matico autonomo) e si oppongono alle occlusive dentali e velari e alle affricatepostalveolari 3 :/t/ /d/ ~ / ʧ  / / ʤ / ~ /c/ /  ɟ / ~ /k/ / ɡ /Nelle varietà friulane più evolute le occlusive palatali sono mutate in affricatepostalveolari / ʧ  / / ʤ /, mantenendo però l’opposizione con le vecchie affricatepostalveolari che nelle stesse varietà si sono assibilate in /s/ /z/.2. L’srcine e la cronologia della palatalizzazione dei gruppi latini CA e GA nelleparlate ladine (o retoromanze) – e più in generale nell’area alpina e cisalpina – è unproblema tra i più discussi della linguistica romanza, ciò anche per le implicazionidi natura classificatoria che sono state attribuite a questo mutamento fonetico.In un articolo su «Vox Romanica» Paul Videsott (2001, pp. 26-28) ha passato inrassegna le diverse opinioni degli studiosi che se ne sono occupati, individuandodue posizioni teoriche fondalmentali: ad una teoria della palatalizzazione ‘precoce’e caratterizzante per il tipo linguistico ladino si oppone la teoria della palataliz-zazione ‘tardiva’ e priva di valore classificatorio, dal momento che questo trattoè riscontrabile – specie in fasi linguistiche più arcaiche – anche in ampie fascedell’Italia settentrionale (dal Piemonte al Veneto), in dialetti appartenenti al tipolinguistico ‘italoromanzo’. Quest’ultima posizione si richiama in particolare all’ar-ticolo di Heinrich Schmid del 1956 in cui, sulla scorta dei dati raccolti, si affermache il fenomeno della palatalizzazione di CA   GA era un tempo diffuso in gran parte 3 Troviamo infatti diverse coppie minime basate su queste opposizioni: /co ː t/ ‘stabbiolo’ ~ /ko ː t/‘cote’, /c ɔ k/ ‘ubriaco’ ~ / ʧɔ k/ ‘ceppo’ ~ /t ɔ k/ ‘pezzo’, / ˈɟ atul/ ‘gattice’ ~ / ˈɡ atul/ ‘smaltitoio’ ~/ ˈ datul/ ‘dattero’, / ˈ man  ɟ e/ ‘mangia’ ~ / ˈ man ʤ e/ ‘giovenca’, ~ / ˈ mande/ ‘manda’, ecc. (cfr. F RAU  1984, pp. 36-45).  200 Franco Finco dell’Italia settentrionale e che ebbe come centro d’irradiazione proprio la PianuraPadana. Una volta avviato, tale processo si sarebbe imposto con una discreta rapi-dità, conquistando – nel corso di qualche generazione – l’area padana, risalendopoi gradatamente le vallate alpine (S CHMID 1956, p. 73). Al materiale raccolto dallostudioso svizzero si è aggiunta poi molta altra documentazione soprattutto graziealle ricerche di Giovan Battista Pellegrini e Maria Teresa Vigolo.Secondo la ricostruzione di Giuseppe Francescato e Fulvio Salimbeni, tra i secoli X e XIII nella Pianura Padana le correnti linguistiche di maggior prestigio provenientidall’Italia centrale – accolte e promosse dalle classi dominanti – repressero la palata-lizzazione di CA   GA e la fecero regredire 4 . Essa scomparve dopo aver lasciato scarsetracce documentarie, conservandosi sporadicamente solo in alcune aree periferiche.Nel Friuli dei patriarchi ghibellini, orientato politicamente e culturalmente versol’Impero Germanico, la lingua delle classi dominanti era il tedesco (accanto al latino),causando una frattura rispetto alla lingua delle classi subalterne. Le élites tedescofoneovviamente non furono interessate dalle innovazioni linguistiche romanze in atto nelresto dell’Italia settentrionale, né tantomeno le trasmisero ai ceti popolari friulani.Per questa ragione il processo di palatalizzazione in Friuli continuò ad affermarsiindisturbato, com’è provato dalla sua generale diffusione e dalla rigorosa coerenzacon cui si è sviluppato all’interno del sistema friulano (F RANCESCATO -S ALIMBENI ,pp. 100-104, 245-247; F RANCESCATO 1981, pp. 402-405).La maggior parte dei linguisti concorda nel datare l’inizio della palatalizzazionedi CA   GA nelle tre zone ladine (romancia, dolomitica, friulana) intorno al XII secolo,escludendo una sua apparizione prima del 1000; minoritaria è invece la posizionedi coloro che sostengono che tale processo si fosse già concluso entro il primomillennio  5 . Per quanto riguarda più specificamente l’area friulana, i tentativi didatazione si fondano soprattutto su considerazioni di ordine interlinguistico, basatecioè sullo studio delle condizioni e degli effetti del contatto fra lingue diverse. Inparticolare è l’analisi dei prestiti linguistici a fornire dati per una possibile datazionedella palatalizzazione di CA   GA .3. Per stabilire una cronologia della palatalizzazione di CA   GA in area friulanadue studiosi sloveni, Fran Šturm e Anton Grad, hanno analizzato i prestiti friulanipenetrati in varie epoche in sloveno. Nei primi secoli di contatto tra slavo alpino 6   4 La palatalizzazione di CA   GA fu ostacolata in particolare dalla coincidenza di esiti con lo sviluppodei gruppi latini CL   GL > /kj/ / ɡ  j/ > /c/ /  ɟ / (> / ʧ  / / ʤ /), tendenza proveniente dall’Italia centralee diffusasi attraverso le classi colte. Invece in Friuli la conservazione dei nessi latini CL   GL hareso possibile l’affermazione indisturbata di /ca/ /  ɟ a/ < CA   GA (F RANCESCATO -S ALIMBENI , p. 246;F RANCESCATO 1981, pp. 403-405).   5 Tra questi Lois Craffonara (1979, p. 93) e Paola Benincà (1995, p. 53). Una rassegna delle propostedi datazione in V IDESOTT 2001, pp. 26-28.  6 Con l’espressione slavo alpino (ted.  Alpenslavisch , slov. alpska slovanš  č  ina ) viene denominata quella    I contatti linguistici slavo-romanzi in Friuli e la palatalizzazione… 201 e volgare romanzo (dal VI secolo), poi tra dialetti sloveni occidentali e friulano,l’articolazione delle occlusive nei gruppi /ka/ / ɡ a/ romanzi era sentita ancora comepuramente velare e tale veniva riprodotta nella parlata slava. I toponimi slovenidi srcine latina o neolatina normalmente non presentano l’articolazione palatale(Š TURM 1927, pp. 54-55; G RAD 1958, pp. 43-44): es.  Logátec  < lat. LONGAT Ĭ CUM ,  Kranj  < lat. CARN Ĭ UM . Il nome sloveno di Caporetto è  Kobarìd  (loc. , u , a Plezzo/Bovec , ), mentre in friulano è /cavo ˈ re ː t/ >/cau   ̯ˈ re ː t/. La documentazione storica di questo toponimo è la seguente: a. 1184   Kauoretum iuxta Isuncium , a. 1258 e 1287 de Cavoreto , a. 1291 in villa Caboret , a.1306 de Chiavoret , a. 1321  plebs Cavoreti  , a. 1331 de Cavoreto , a. 1343 de Chiavoreto  (R  AMOVŠ 1921-22, p. 60; DI P RAMPERO , pp. 34, 37). L’etimo di questo nome dovreb-be essere un derivato di CAPRA (o CAPER  ) – forse fitonimo più che zoonimo – colsuffisso collettivo - Ē TUM . Per giustificare gli esiti in friulano e sloveno, partendo da* CAPR  Ē TUM , Fran Ramovš ricostruisce una forma intermedia * CAPOR  Ē TUM con vocaleanaptittica (R  AMOVŠ 1921-22, p. 62). Dalla forma slovena dipende quella tedesca:*  Ka  βǝ  r  ȋ  d  ǝ  > m.a.t. *  Kavr  ī  t > *  Karvr  ī  t >  Karfreit , con probabile paretimologia su  Karfreitag ‘venerdì santo’ (m.a.t. karvr  ī  tac  ). Ma al di là dell’etimologia, ciò cheimporta sottolineare qui è l’assenza di palatalità nel nome sloveno, che invece ètestimoniata nei documenti almeno fin dal 1306 7 .Nei dialetti sloveni occidentali figurano poi parecchi prestiti romanzi senzapalatalizzazione:   ‘usanza natalizia’ (lat. CALENDA ); kóstanj  ‘castagno’ (lat. CASTAN Ĕ A , friul. /cas ˈ ti  ɲ e/ ‘castagna’); kamín ‘camino’ (lat. CAM Ī NU ( M ), friul. /ca ˈ min/);‘angolo, cantone’ (lat. CANTHU ( M ), friul. /can ˈ ton/); kapûn , kopûn , kap  ŷ  n  ‘cappone’ (lat. volg. * CAPP Ō NE ( M ) per il class. C Ā PO - Ō NIS , friul. /ca ˈ pon/); kàrgat  ‘caricare’ (lat. * CARRIC Ā RE , friul. /cari ˈ a ː /); , ‘scandola’ (lat. SCAND Ŭ LA ,friul. / ˈ scandule/);  fu  ͡  ǝ  rka ‘ramo biforcuto’ (lat. FURCA , friul. / ˈ f  ɔ rce/);  golída ,  galída  ‘secchio, mastello’ (lat. GALL Ē TA , friul. /  ɟ a ˈ l ɛ de/), ecc. (Š TURM 1927, pp. 54-58; G RAD  1958, p. 44).Grad afferma che durante i primi secoli di contatto sloveno-romanzo la palata-lizzazione friulana di CA   GA non si era ancora minimamente verificata: «le fait queles premiers mots d’srcine frioulane en slovène qui avaient pu être empruntésau cours du VII e et des siècles suivants, ont été acceptés avec des vélaires encoreintactes (non-palatalisées) ne peut pas être sans importance; si les vélaires c  ,  g devant a avaient déjà été, même très faiblement, palatalisées en frioulan, les Slovènes les fase linguistica arcaica relativamente unitaria (dal VI secolo alla data convenzionale dell’anno1000), che geograficamente formava un continuum esteso ben oltre l’area slovenofona attuale,comprendendo anche buona parte delle attuali Austria e Ungheria.  7 Ai toponimi citati da Šturm e Grad possiamo aggiungere qui anche l’idronimo  Boka , cascata eaffluente dell’Isonzo presso Plezzo-Bovec, che non mostra segni di palatalizzazione. Il nome risalea un romanzo bóka ‘bocca’, dal lat. BUCCA (B EZLAJ 1956, I, p. 74).
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